23 Ottobre 2014

Storie di calcio, bufale e bidoni: Victor Homero Guaglianone
di Stefano Greco

Con questa storia, iniziamo una piccola rubrica sul calcio di una volta, ma anche su bufale e bidoni, su personaggi che con il calcio non avevano nulla a che vedere ma che sono stati spacciati addirittura per calciatori professionisti, ma anche su tifosi che sono entrati nella leggenda. Quattro storie per uscire dal quotidiano, dalle polemiche e dai veleni del “calcio moderno”, per provare anche a sorridere parlando di calcio.

Quella del 1960 è un’estate molto calda a Roma, non solo dal punto di vista meteorologico. La città è il centro del mondo, perché sta per andare in scena l’edizione più imponente mai vista fino ad allora dei Giochi Olimpici, al punto che quelle di Roma 1960 entreranno nella storia come le prime Olimpiadi dell’era moderna: quella della televisione, delle gare trasmesse in diretta televisiva in tutto il mondo e non con filmati proiettati nei cinema in quei “cinegiornali” che precedevano l’inizio dei film e che rappresentavano per la gente l’unica possibilità per vedere quello che raccontavano la radio e i giornali.

Il mondo è piccolo in quel periodo, spesso e volentieri limitato al quartiere o alla città, completamente diverso da oggi, dove chiunque sa tutto di tutti grazie a internet e siamo aggiornati in tempo reale su quello che succede in ogni angolo del mondo. Vale per tutto, anche per il calcio. Pensate solo al fatto che, in questo periodo in cui tutti vedono tutto, chi è appassionato o malato di calcio ha la possibilità di vedere attraverso i canali satellitari partite di qualsiasi campionato e conoscere qualsiasi calciatore. Ci sono società che hanno sale video in cui vengono visionate centinaia di partite a settimana per scovare nuovi talenti a basso costo, ma nonostante l’aiuto della tecnologia, in Italia continuano ad arrivare “bufale”, calciatori che faticherebbero a trovare posto nelle nostre giovanili e che invece vengono prelevati dal Sudamerica (quasi sempre…) e portati a giocare nel nostro campionato, spesso e volentieri “pagati” o messi a bilancio a cifre da capogiro. Perché il gusto dell’esotico ha un prezzo, quasi sempre molto salato da pagare. Fare i nomi dei vari Alfaro, Barreto, Vinicius, Novaretti&co. sbarcati negli ultimi anni a Formello è anche troppo facile, ma la storia del calcio è piena di bufale. Anche di calciatori spacciati per trentenni ma che in realtà viaggiavano tranquillamente (se non l’avevano superata…) verso la soglia dei 40 anni (basta pensare ai brasiliani Eloi o Andrade, acquistati dal Genoa e dalla Roma che oggi farebbero sembrare Minala un lattante…), oppure calciatori con carriere costruite ad arte e spacciati da mediatori senza scrupoli per campioni. L’esempio più eclatante, è e resta Fabio Junior, prelevato dalla Roma per 25 miliardi e che aveva alle spalle una carriera costruita ad arte, con gol segnati a pagamento e addirittura una bustarella da svariate centinaia di milioni finita nelle tasche dell’allora ct del Brasile per convocarlo con la Selecao, in modo da riuscire a spacciarlo meglio addirittura come l’erede di Ronaldo.

Storie portate sullo schermo in parodie calcistiche come “L’allenatore nel pallone”, con Lino Banfi nelle vesti dell’allenatore, Gigi e Andrea in quelle dei mediatori truffaldini e Aristoteles in quelle del presunto fenomeno brasiliano che deve cambiare le sorti di una squadra modesta gestita da un presidente bugiardo e traffichino. Ma quella portata sullo schermo, non è una storia tanto diversa dalla realtà, da quelle di “bidoni” sbarcati in Italia nel 1980 all’apertura delle frontiere, gente come Orlando (Udinese), Luvanor (Catania), Fortunato (Perugia) e Luis Silvio Danuello, brasiliano della Pistoiese preso come simbolo delle “bufale” dell’era moderna.

Ma nessuno di questi appena citati, potrà mai superare Victor Homero Guaglianone, acquistato nell’estate del 1960 dai Wanderers di Montevideo per 15 milioni di lire, una cifra che corrispondeva alla metà dell’ingaggio annuale di Humberto Tozzi, tornato in Brasile dopo la polemica rottura con la Lazio. Tozzi era un giocatore vero, uno convocato dalla Selecao a soli 18 anni per giocare le Olimpiadi di Helsinki insieme a Vavà. Uno che giocava e segnava da brasiliano, come dimostrano le 32 reti realizzate in 92 partite giocate in Serie A con la maglia biancoceleste. Ma, soprattutto, al nome di Tozzi sono legati i gol che nel 1958 hanno trascinato la Lazio al successo in Coppa Italia. La Lazio alza il primo trofeo della sua storia e Tozzi con 10 reti segnate il 9 partite è il capocannoniere del torneo.

Per sotituire Tozzi, il presidente Siliato (quello che rischiò il linciaggio nel 1958 per aver ceduto Selmosson alla Roma…) parla per settimane dell’arrivo di un grande campione. A Roma filtrano i nomi di Gratton, Massei, Desiderio, addirittura quello di un possibile passaggio in biancoceleste di Francisco Ramón Loiácono (32 reti in 91 partite in Serie A con la Fiorentina), ma l’argentino finisce alla Roma e alla Lazio arriva con squilli di tromba e titoloni sui giornali Victor Homero Guaglianone. Del “paisà” venuto dall’Uruguay, nessuno sa nulla. Anche in Uruguay sanno poco o nulla di questo presunto campione, a partire dall’età. Anzi, addirittura si fatica a capire in che ruoli giochi, se sia un centravanti (come spacciato dai dirigenti laziali), oppure uno che si adatta a giocare in attacco. Fatto sta, che viene presentato come la “punta di diamante” della campagna acquisti della Lazio.

Guaglianone arriva alle 3 di una caldissima notte d’estate all’aeroporto di Ciampino, accompagnato dal suo manager Pedro Luis Rossi, proprio pochi giorni dopo una caldissima assemblea dei soci della Lazio nella quale il presidente Siliato si presenta dimissionario e la società viene affidata al “reggente” Andrea Ercoli, affiancato da un giovanissimo Gian Chiarion Casoni. Ercoli e Casoni hanno il compito di placare la piazza, che dopo lo schiaffo di Selmosson non ha digerito il divorzio con Tozzi. Guaglianone arriva, sostiene le visite mediche (con tanto di foto con Siliato e mentre sorridente sostiene le visite mediche a Villa Mafalda con il dottor Bolognese, poi raggiunge la squadra che sta in ritiro all’Abetone.

Il secondo giorno dell’allenamento, Victor Homero Guaglianone è vittima di uno strappo all’inguine, almeno questa è la versione ufficiale fornita dalla società. Un infortunio misterioso, perché fin dall’inizio nessuno fornisce indicazioni sull’entità del danno subito e sui tempi di recupero. Insomma, della “punta di diamante” della campagna acquisti biancoceleste, si perdono ben presto le tracce e per tutta l’estate Guaglianone non gioca un solo minuto e anche se tutta l’attenzione è catturata dalle Olimpiadi e dalle medaglie raccolte dagli azzurri, il silenzio di Fulvio Bernardini sull’attaccante venuto dall’Uruguay, inizia a destare qualche sospetto. Nelle prime due partite di campionato, la Lazio perde e male: 3.1 in casa all’esordio con il Bologna e 31 il 2 ottobre a Torino contro la Juventus. E proprio quel 2 ottobre, sul campetto dell’OMI, Victor Homero Guaglianone fa la sua prima apparizione in un’amichevole. Gioca con le riserve della Lazio, segna un gol, ma gioca da regista invece che da punta. Il 9 ottobre la Lazio affronta il Napoli all’Olimpico e tutti i tifosi sognano l’esordio del “salvatore della Patria biancoceleste”, per questo vanno in massa ad assistere all’amichevole di mercoledì 5 ottobre che va in scena a Tor di Quinto, persa 2-1 contro i dilettanti dell’Autovox. Privo di Molino, Prini e Franzini, Bernardini si ritrova praticamente senza attaccanti, ma la prestazione di Guaglianone in quell’amichevole lascia perplesso l’allenatore che interpellato sul possibile esordio dell’uruguagio si limita a dire: “non è ancora pronto”.

Con il Napoli la Lazio pareggia per 1-1 raccogliendo il primo punto in campionato. Il 12 ottobre, la Lazio gioca un’amichevole contro l’Isola Liri e Bernardini getta nella mischia dal primo minuto Guaglianone, che segna un gol. Il commento del cronista presente sugli spalti, però, è quasi spietato. “Di quel poco che sapevamo di lui, ovvero che è lento e che nei contrasti non oppone esaltante energia, si è avuta piena conferma… Piuttosto, due difetti ci sono apparsi evidenti e teniamo ancora a cautelarci con la riserva che essi possano giustificarsi con la sua imperfetta forma di questo momento. Certo è, però, che egli ha manifestato una singolare posizione nella corsa, in cui spiaccica completamente i piedi a terra, così negandosi quella elasticità di movimenti e di scarti che sono invece indispensabili nella molteplicità delle circostanze di gioco. L’altro potrebbe essere un difetto psicologico, della sua natura cioè: egli, insomma, non è parso quel che si definisce una personalità, vale a dire uno di quei giocatori dotati di una carica di temperamento che si traduce in gioco mordente e in ritmo aggressivo”.

Insomma, tradotto, Guaglianone è lento, corre male e non ha né un pizzico di personalità né di grinta. Insomma, l’opposto di quello che sono per definizione e tradizione i giocatori uruguagi. Ma Bernardini ha deciso di rompere gli indugi e contro l’Udinese getta in campo Guaglianone. A Udine piove, il campo è pesante e dopo appena mezz’ora l’attaccante o presunto tale si infortuna. Non ci sono le sostituzioni, quindi è costretto a restare in campo. Non da punta, ma da attaccante defilato sulla sinistra. Resta in campo, immobile o quasi, fino a dieci minuti dal termine, quando con l’Udinese in vantaggio per 2-0 abbandona definitivamente il campo. Quegli 80 minuti, sono gli unici giocati da Victor Homero Guaglianone con la maglia della Lazio, perché pochi giorni dopo la “punta di diamante” della campagna acquisti biancoceleste si imbarca da Ciampino su un volo diretto a Montevideo e torna in Uruguay. E la Lazio, in quella disgraziata stagione, chiude il campionato all’ultimo posto e retrocede per la prima volta nella sua storia (e 10 anni esatti dopo la Roma…) in Serie B.

Una sorta di Alfaro degli anni Sessanta, insomma, anche se costato infinitamente di meno. Con la differenza che, da quel momento in poi e per decenni, i tifosi della Lazio useranno in nome di Guaglianone per indicare quella che a Roma si chiama “sòla”, fregatura. Per anni, per ogni giocatore in odore di “bidone”, si dice: “Aho, ma questo non sarà mica un algtro Guaglianone”… Un modo come un altro per entrare nella storia.




Accadde oggi 17.11

1918 Muore Pier Antonio Rivalta
1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Cremonese 6-0
1935 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Milano 2-2
1940 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Triestina 2-1
1946 Bologna, stadio Comunale - Bologna-Lazio 3-1
1957 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1963 Bari, stadio della Vittoria - Bari-Lazio 0-2
1968 Mantova, - Mantova-Lazio 0-1
1985 Cesena, stadio Dino Manuzzi – Cesena-Lazio 3-1
1991 Bari, stadio San Nicola - Bari-Lazio 1-2
2002 Como, stadio Giuseppe Sinigaglia - Como-Lazio 1-3

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 05/10/2018
 

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