10 Agosto 2019

L'aquila e la formica...
di Stefano Greco

Avevamo, tanti anni fa, un Presidente che sembrava essere calato dal cielo come un alieno nel mondo Lazio, oppure come un personaggio da fiaba o come succede solo in un sogno. Era sceso tra noi per riscattarci da decenni di sofferenze, iniziate immediatamente dopo la vittoria del nostro primo scudetto. Sergio Cragnotti volava alto,  altissimo, come una vera aquila. Forse volava anche troppo alto per le abitudini salottiere del nostro capitalismo di relazione, bancocentrico e contradaiolo. Talmente vecchio e provinciale che per questa ristrettezza di pensiero e di vedute oggi paga pegno del suo nanismo dinanzi alla crisi e alla crescente globalizzazione, sistema calcio incluso...

Sergio Cragnotti veniva, non a caso dalla scuola di un altro grande outsider, Raoul Gardini, l'uomo che osò concepire un progetto troppo grande per non suscitare gelosie e veti all’interno del salotto buono, quello in cui regnava Enrico Cuccia: l’uomo che delle relazioni e degli intrecci tra capitalismo nostrano, banche e politica è stato per molti decenni burattinaio, fino a teorizzare che in tale sistema le azioni “andavano pesate”, più che contate come succede in ogni economia di libero mercato. Gardini osò inventarsi la fusione tra agroalimentare e chimica, e per questo venne gambizzato sia dalla reazione dei personaggi dei salotti buoni sia dalla famelicità dei partiti e quella maxi-tangente Enimont fu la massima espressione di quel sistema marcio nelle fondamenta. Il crollo del sistema politico sotto i colpi di Tangentopoli fece emergere lo scandalo e l'inquisizione del primo Di Pietro di passaggio fu il prezzo che Gardini si rifiutò di pagare, preferendo togliersi la vita (le multinazionali delle Ogm ancora ringraziano) o essere “suciditato”, come pensano ancora in tanti. Qualcosa di simile accadde nei confronti di Sergio Cragnotti che, nel momento esatto in cui gli fu tolta (o scippata) la Lazio, preconizzò il collasso e il declino dell'intero movimento calcistico nazionale.

Oggi, invece, siamo viceversa nelle mani di un uomo dalla visione più terra-terra delle cose, un po’ come essere passati dalla visuale del mondo che può avere un’aquila a quella che ha una formica Claudio Lotito è un uomo abilissimo nell'intrecciare relazioni di potere ad uso e consumo personale, ma è privo di visione prospettica, di strategia. Siamo in presenza di un uomo talmente abituato a razzolare nella polvere da non rendersi nemmeno di risultare quasi ridicolo quando inizia a straparlare, a fare proclami o promesse che sa benissimo di non poter mantenere, perché non ha né i mezzi economici né la capacità di guardare oltre per costruire un progetto di crescita e vincente. E per vincente, intendo qualcosa che possa andare oltre la conquista di una coppa nazionale. Perché lui non ci pensa proprio a investire oggi per raccogliere i frutti domani. Non è proprio nelle sue corde visto che più che l'imprenditore lui da decenni fa il "prenditore", visto che vive di appalti e non conosce il significato del termine "rischio d'impresa". Ma lui si sente un grande e quello di cuiLotito non si rende assolutamente conto è che con questo modo di fare finisce con il diventare il peggior nemico di se stesso, anche se continua a vedere nemici ovunque pronti ad ostacolare la sua marcia.

Le vicende di questi 15 anni sono emblematiche e nella sua affannosa e disperata scalata al potere (nel mondo del calcio e anche nella politica) ha collezionato figure barbine in quantità industriale. Nella sua bulimica ingordigia di potere ha dimenticato alcune cose fondamentali: primo, non può continuare a sparare fregnacce col tono da signorotto di provincia, come fa regolarmente quando si trova dinanzi ad una platea di anime morte o di reggitori di microfono. La Lazio è una realtà locale che si interessa a pochi e per questo in tanti da anni lo hanno lasciato fare indisturbato, anzi, spesso e volentieri lo hanno protetto. Ma quando ha provato la scalata al vertice del calcio italiano deciso a decidere il futuro del sistema calcio e dell’industria calcio (la terza del paese…), per lui sono iniziati i problemi. Deferimenti in serie, inchieste penali, porte sbattute in faccia sia a livello politico (candidatura a senatore ottenuta ma obiettivo fallito per una manciata di voti) sia a livello finanziario, con battute ironiche e commenti che hanno affossato sul nascere la sua candidatura a socio rilevante per il rilancio di Alitalia.E in tutte queste vicende Lotito si è ritrovato a dover combattere con il suo peggior nemico: se stesso.

Sì, perché la sua indole lo induce ad inimicarsi anche i santi che ha in paradiso e a livello calcistico la sua incapacità strategica gli sta facendo terra bruciata attorno, perché oramai sono "sparuta minoranza" i tifosi che ancora credono ai suoi proclami, alle sue promesse di costruire una Lazio in grado di contrastare le grandi, di insidiare "lo strapotere del Nord".  Claudio Lotito non si rende nemmeno conto che è lui il vero REGISTA OCCULTO  di quello che poi gli si rovescia addosso. Soprattutto in termini di prese per i fondelli o di "pernacchie" a livello mediatico. E noi laziali? Qualcuno ha deciso di far finta che Lotito non esista, altri hanno abbandonato la Lazio, altri stanno con un piede dentro e uno fuori. Alcuni, invece, che lo considerano il NEMICO per eccellenza, si sono seduti da tempo sulla riva del fiume, sperando e pregando che alla fine insieme al suo non passi anche il cadavere della nostra amata Lazio. Perché questo è il rischio, che lui nel suo delirio di onnipotenza piuttosto che mollare possa, alla fine, in caso di caduta nel baratro trascinare con lui anche la Lazio. Un qualcosa che Crgnatti che non ha fatto, perché pur non volendo quando gli è stato chiesto (anzi, ordinato), si è fatto da parte per non trascinare il nome della Lazio nel crollo del suo impero, Cirio in testa...




Accadde oggi 21.08

1916 Muore a Porpetto (UD) Florio Marsili, Pioniere
1949 Foligno, Stadio Comunale - Foligno-Lazio 0-7
1977 Varese - Varese-Lazio 2-1
1983 Catanzaro-Lazio 0-0
1988 Pescara-Lazio 2-1
1992 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Espanol di Barcelona 2-1
2000 Karlstad, - Karlstad-Lazio 1-5
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC København 4-1
2004 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 3-0
2005 Rieti, stadio Centro d'Italia - Rieti-Lazio 0-1

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 9/8/2019
 

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