10 Giugno 2014

Cragnotti: "Il debito di 500 milioni? Mai esistito. Lotito con i numeri ci gioca..."
di Stefano Greco

Metti una sera a cena con il presidente più vincente di tutti i tempi, con l’uomo che ha cambiato la storia della Lazio, parlando di passato, presente e futuro. E alla fine della serata, organizzata magnificamente da Franco Capodaglio (con l'aiuto di Cinzia Conti), fatichi a capire che cosa ti ha lasciato quel lungo colloquio. Non è stato il primo, perché ho avuto la fortuna di passare altre serate come quella, di intervistarlo più volte e per ore nella sua casa incastrata tra piazza Barberini e Via Veneto, ma ogni volta è sempre diverso, è come se fosse la prima volta, perché quando parla riesce a catturarti con il suo carisma, con il suo essere avanti di tre passi rispetto agli altri, ma senza fartelo mai pesare. Perché lui è così e lo capisci da quando arriva, da solo, con una macchina “normale”, senza lampeggianti e senza la scorta di guardie del corpo a cui dire “identifica quello, fai fermare quell’altro”. Perché per lui ci sono solo baci e abbracci, sorrisi, strette di mano e pacche sulle spalle. Perché lui i tifosi della Lazio li ha anche criticati e bacchettati, come fa ogni padre di famiglia con i figli, ma dopo il bastone c’era sempre una carota: un trofeo alzato al cielo, un acquisto fatto in poche ore che lasciava tutti a bocca aperta e ti dava l’impressione che non c’erano incedibili, ma che in quel periodo chiunque avrebbe potuto indossare quella maglia biancoceleste. Poteva partire Vieri, ma arrivavano Veron, Simeone, Crespo e Claudio Lopez, ovvero mezza nazionale argentina candidata a vincere il Mondiale del 2002. E allora, da lui accettavi tutto o quasi, anche di essere chiamato “cliente”, perché come tifoso-cliente, uscivi quasi sempre dal negozio-Olimpico con il sorriso sulle labbra. E giravi il mondo orgoglioso di quella maglia biancoceleste che indossavi, invidiato da tutti gli altri, addirittura da quelli dal Manchester United che ora sono distanti anni luce. Perché nessun tifoso di altre squadre ha sentito Sir Alex Ferguson dire: “In generale, il rimpianto maggiore della mia carriera è non aver battuto la Lazio ad agosto del 1999 nella finale di Supercoppa Europea a Montecarlo, perché in quel momento quella di Eriksson era la squadra più forte del Mondo”.

Già, anche senza aver vinto la Champions League e la Coppa Intercontinentale, quell’uomo minuto, perennemente abbronzato e che ti regala un sorriso che ti conquista in pochi secondi, ci ha portato sul tetto del mondo. Ha trasformato la lazietta che vinceva un trofeo ogni morte di due o tre papi in una squadra capace di vincerne addirittura sette in 27 mesi. Impresa che non è riuscita neanche all’Inter di Mourinho o alla Juventus dei record di Antonio Conte. Realizzando nel 2000 quel “triplete” italiano (Scudetto, Coppa Italia e Supercoppa) che non è riuscito nemmeno al Napoli di Maradona, al Milan di Sacchi o alla Juventus di Lippi, ma solo all’Inter del 2010. Forte di quei successi, potrebbe camminare ad un metro da terra, invece si concede a tutti, posa per una foto con una pazienza, con un’educazione e una classe che ti porta per l’ennesima volta a maledire il presente. Sia chiaro, ha sbagliato e ha pagato il conto di quegli errori, come lo abbiamo pagato anche noi. Ma lo ha fatto senza gridare al complotto, senza chiedere aiuti a magistrati, prefetti e questori “amici”. E’ andato in carcere, poi è uscito e ha dato battaglia nelle aule dei tribunali, senza magheggiare per portare i processi sul binario della prescrizione. Soprattutto, senza raccontare balle…

“Lotito con i numeri ci gioca, mischiando miliardi di lire e milioni di euro, a lui piace fare così”, ti dice con un sorriso e senza rabbia o vena polemica, parlando del bilancio della Lazio, “ma i numeri veri sono scritti nero su bianco nei bilanci. E su quei numeri c’è poco da giocare”.

Allora gli fai notare che poche settimane fa, parlando di bilanci e dei rapporti con le parti correlate e dei milioni che passano ogni anno dalle casse della Lazio a quelle delle sue aziende, Lotito ha detto: “Sono tutte mistificazioni… Parla gente che non conosce il meccanismo di una società complessa come la Lazio… Si tratta di cifre ridicole, irrisorie, irrilevanti nel bilancio di una società… Sorrido perché io non ho creato soluzioni finalizzate al guadagno, perché guadagnare significa trarre degli utili di carattere personale. Io ho fatto solo una cosa che mi sembrava giusta fare tra l’altro in piena trasparenza, perché sta sui bilanci tra le parti correlate… C’erano dei servizi, che erano stati affidati dalle precedenti gestioni a terzi che avevano prodotto dei risultati di qualità non idonei e che avevano un costo superiore a quello normalmente praticato sul mercato. Io non ho fatto altro che sostituire quei servizi, che non sono stati istituiti da me, con quelli di aziende che hanno dei costi di gran lunga inferiori e con un servizio migliore. La vigilanza c’era, la manutenzione c’era, la mensa pure… ”

“Vabbé, ma lui fa sempre così”, ti risponde sorridendo, “la realtà però è che io non avevo nessuna azienda che prendeva soldi dalla Lazio, semmai avevo aziende come la Cirio che versavano soldi alla Lazio. La vigilanza a Formello la faceva il personale della Lazio e per la manutenzione del centro sportivo, la mensa e i servizi non spendevamo le cifre che ho letto negli ultimi bilanci”.

Già, perché i costi di Formello li pagavano i soci del circolo sportivo, ad esempio. Ma vallo a spiegare alla gente, soprattutto a quelli che prendono per oro colato quello che dice Lotito e che non mettono mai in discussione quello che dice replicando a quelle “balle” che non trovano riscontro nei bilanci. Eppure basterebbe prenderli e aprirli quei bilanci per smascherare le bugie palesi. Lo abbiamo fatto in poche ore il 27 maggio prendendo i bilanci, lo poteva fare chiunque…

http://www.sslaziofans.it/contenuto.php?idContenuto=29025

E a proposito di numeri, proprio verso la fine della serata arriva la conferma di un qualcosa che avevi sempre sospettato. “I 500 milioni di euro, mille miliardi di lire di debito? Non sono mai esistiti, basta vedere il bilancio al 30 giugno del 2004. Anche perché si parla sempre dei debiti, ma non si parla mai dei crediti che vantava la Lazio e che qualcuno si è ritrovato in cassa”.

Già… Come per la valutazione della mega villa di Cortina d’Ampezzo, che passa da un’intercettazione all’altra passa da un valore di 60 miliardi a 60 milioni di euro, oppure come per i soldi spesi per acquistare il 67% della Lazio (30 milioni di euro contro i 120-150 di cui ha parlato lui in interviste recenti), Lotito ama giocare con i numeri. E allora, sono andato a cercarlo quel bilancio al 30.6.2004 e non c’è traccia dei 500 milioni di euro di debiti, di quel fardello di oltre un miliardo di lire di cui parla sempre Lotito. Ma c’è traccia di 114,051 milioni di euro di crediti. Sì, avete letto bene, più di 114 MILIONI DI EURO DI CREDITI! Di cui oltre 56 milioni di euro relativi alle cifre ancora da incassare (pag. 58-59 del bilancio) per la vendita dei vari Veron, Nedved, Nesta, Crespo, Stam e Stankovic, più 37 milioni di crediti verso il Gruppo Cirio, parte dei quali hanno portato all’acquisto a prezzo da saldo avvenuto un paio di anni fa del palazzo di Via Valenziani.

E veniamo ai debiti, pag-66-70 del bilancio… 20,716 milioni con le banche; 48,695 milioni con “altri finanziatori”; circa 5 milioni per “acconti ricevuti”; 13,303 milioni con i fornitori; 151,375 milioni con l’Erario; 60,146 milioni di euro con tesserati (piano Baraldi), procuratori e altro; 27,184 di euro con club stranieri. Insomma, non rose e fiori, ma siamo a 321 milioni di euro, che scorporati i crediti portano a 206 milioni di euro di buco, molto lontani dai 500 di cui ha sempre parlato Lotito. E, soprattutto, quasi la metà sono relativi a quel debito con l’Erario (oltre 151 milioni di euro) di cui restano da pagare ancora 14 anni di rate a circa 6 milioni di euro all’anno, quindi oltre 80 milioni di euro. Ergo, di buco vero dal 2004 sono stati ripianati circa 120 milioni di euro. Una cifra enorme, sia chiaro, ma lontana anni luce da quei 500 milioni di euro di cui si è favoleggiato per quasi dieci anni. E in questi dieci anni, la Lazio ha incassato oltre 450 milioni di euro solo dai diritti tv. Questo è il bilancio al 30.6.2004, approvato il 30 novembre del 2004 da Lotito. Basta controllare…

http://syndication.teleborsa.it/Nis/NisViewer.ashx?file=8385.pdf&year=2004&filetype=documenti

Aveva ragione Cragnotti, quei 500 milioni non sono mai esisti. Perché Cragnotti avrà tanti difetti, avrà omesso più di una verità, ma non si è mai vantato di cose non fatte e soprattutto non ha mai sbandierato progetti inesistenti o comunque senza basi. Lo stadio lo voleva realizzare e non si è fermato ad un disegno, ma ha ancora oggi conservato il progetto (regolarmente pagato) realizzato da una società tedesca, con tanti di costi di realizzazione e studio di fattibilità economica dell’opera. Cose mai viste per il famoso stadio delle Aquile. E parlando di questo, il discorso scivola sull’Academy, sulle opere di costruzione annunciate im pompa magna da Lotito.

“Non mi risulta che ci siano i permessi per costruire”, dice Cragnotti. “Già più di dieci anni fa avevamo chiesto di aumentare la cubatura di Formello, il comune ci aveva fatto delle promesse, ma sono rimaste sempre sulla carta. Di scritto non c’è mai stato e non c’è ancora nulla. Poi, se ci riescono ora, bene per la Lazio. Ma noi, le cose prima le facevamo e poi le annunciavamo”

Già. Vieri prima lo si comprava e poi lo si annunciava, con trattative che duravano poche ore, chiuse sempre con una stretta di mano che valeva più di un contratto scritto. Oppure con blitz improvvisi come quelli a Praga per Nedved o a Belgrado per strappare Stankovic alla Roma, con quell’aereo sempre pronto a partire per trasformare in realtà i sogni dei tifosi. E forse è proprio per questo che a distanza di tempo Sergio Cragnotti è ancora così amato. Perché ha fatto sognare la gente e li ha realizzati quasi tutti quei sogni. Senza raccontare alla gente di non essere “uno che vende sogni, ma solo solide realtà”, come fa invece qualcun altro che con i sogni della gente ci gioca. Come con i numeri, con i miliardi di lire e i milioni di euro che si mischiano facendo perdere il conto a chi ascolta. Ma i numeri sono numeri. E stanno scritti nero su bianco. Basta volerli leggere…




Accadde oggi 19.10

1919 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 3-1
1930 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 0-1
1941 Milano, stadio San Siro - Milano-Lazio 4-2
1947 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Inter 1-0
1952 Genova, stadio Luigi Ferraris - Sampdoria-Lazio 1-2
1958 Ferrara, stadio Comunale - Spal-Lazio 0-3
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 5-1
1975 Perugia, stadio Pian di Massiano - Perugia-Lazio 2-0
1999 Maribor, Stadion Ljudski Vrt - NK Maribor-Lazio 0-4
2003 Milano, stadio Giuseppe Meazza - Milan-Lazio 1-0
2008 Bologna, Stadio Dall'Ara - Bologna-Lazio 3-1

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Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/08/2017
 

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