31 Dicembre 2012

Lotito e lo stadio della Lazio: 2751 giorni di chiacchiere!
di Stefano Greco

20 giugno 2005, Claudio Lotito annuncia in pompa magna a Formello la costruzione dello Stadio delle Aquile, mostrando un plastico realizzato dall’Ama Group. Sono passati 2751 giorno da quell’annuncio, da quando Lotito disse di avere sia i terreni dove costruire che 500 milioni di euro pronti per realizzare un’opera faraonica che oltre allo stadio comprendeva una Cittadella dello Sport, centro commerciale, ristoranti e un piccolo quartiere destinato a nascere intorno all’impianto: insomma, una piccola Lazioland da vivere 365 giorni all’anno. Bene, in questi 2751, oltre ad una marea di chiacchiere, oltre ai costi dell’opera saliti da 500 a 800 milioni di euro, di concreto non è successo NULLA.

Quel plastico di giugno 2005 che Lotito per anni si è portato dietro nel portabagagli della sua auto, è oramai vecchio e pieno di polvere, ma non si è mai trasformato in un progetto vero e proprio. In 7 anni e 6 mesi, non è stato commissionato né uno studio di fattibilità né quello di sostenibilità dell’opera. Da anni le varie amministrazioni invitano Lotito a presentare un progetto dettagliato con relativa cubatura, divisa tra impianti sportivi, commerciale e residenziale, ma di nero su bianco non è stato messo NULLA. Con la scusa di aspettare quella Legge sugli Stadi che Lotito si era scritto su misura, ma che poi gli è stata bocciata e riscritta con dei vincoli che gli impedivano di utilizzare i terreni sulla Tiberina di proprietà della famiglia Mezzaroma, da giugno 2005 a oggi la Lazio è rimasta ferma, mentre gli altri sono andati avanti. La Juventus, partita nello stesso periodo con il progetto del nuovo stadio, gioca già da 16 mesi in un impianto moderno che le ha consentito di raddoppiare in un anno il fatturato. Il Cagliari ha un nuovo impianto, l’Udinese sta per partire con i lavori e la Roma ha annunciato ieri l’accordo con il costruttore Parnasi per la costruzione di uno stadio destinato a nascere sulle ceneri di quello che oggi è l’Ippodromo di Tor di Valle.

La nuova proprietà della Roma ci ha messo 500 giorni dal suo insediamento per scegliere l’area destinata ad ospitare un nuovo impianto da 55-60.000 posti, firmare il contratto con la società incaricata di costruirlo e affidare la realizzazione del progetto all’architetto di fama mondiale Dan Meis, quello che ha realizzato lo Staples Center di Los Angeles e l’Emirates Stadium, la nuova casa dell’Arsenal. Il tutto, con la benedizione dell’attuale sindaco Alemanno. Ma anche con quella del possibile futuro presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (che da Parnasi ha acquistato per la Provincia parte del  grattacielo che sta sorgendo all’Eur) e con il tacito assenso di Gasbarra, che sta per essere designato dal PD come avversario di Alemanno nella corsa al Campidoglio. Certo, con una Legge sugli Stadi in grado di abbreviare i tempi dell’iter burocratico, ci sarebbero tempi certi e brevi, ma con l’accordo bipartisan di Comune, Regione e Provincia, la strada della Roma per la costruzione entro il 2016 del nuovo stadio sembra spianata. E la Lazio?

La Lazio è ferma al 20 giugno del 2005, perché nonostante il parere contrario dell’allora sindaco Veltroni e del suo assessore Morassut per i vincoli di ogni genere che gravano sui terreni scelti da Lotito e il blitz legislativo fallito da parte dello stesso Lotito e che ha portato ad affossare definitivamente la Legge sugli Stadi, il presidente della Lazio non si è mosso di un millimetro da quei terreni sulla Tiberina. Ma perché tutta questa insistenza? Perché si è detto di NO a tutte le proposte alternative arrivate in questi anni, dallo Stadio Flaminio ai terreni offerti dal sindaco Canapini a fianco dell’autostrada Roma-Fiumicino? Il motivo è molto semplice e ve lo spieghiamo raccontando la storia di quei terreni e della società che li controlla.

Cristina e Marco Mezzaroma, rispettivamente moglie e cognato del presidente della Lazio (nonché socio di Lotito nella Salernitana), sono i proprietari dei 493 ettari di terreno al chilometro 6,2 della via Tiberina a nord di Roma, dove nei sogni di Lotito dovrebbe sorgere un impianto polifunzionale dal costo di 800 milioni di euro e con cubature altrettanto colossali. Perché oltre ad uno stadio da 55-60.000 posti e alla cittadella sportiva, intorno dovrebbe nascere un vero e proprio quartiere, con centro commerciale, cinema, ristoranti e qualcosa come 12.000 unità abitative. Tutto questo, in una zona considerata a rischio idrogeologico (e per questo soggetta a vincoli) ma anche di valore storico. La tenuta, infatti, ha una storia che risale al XVI secolo, quando venne fondata dalla famiglia Altieri Pasolini e fu poi utilizzata come residenza estiva da papa Clemente X alla fine del Seicento.

L’area, non distante dal centro sportivo di Formello dove si allena la Lazio, è in portafoglio alla Agricola Alpa. La società è controllata al 99% dalla Micromarket 2000, una subholding immobiliare di proprietà di Cristina e Marco Mezzaroma, i due figli del costruttore Gianni Mezzaroma, fratello di Pietro, che per breve tempo azionista della Roma di Franco Sensi e che è il padre di Massimo, l’attuale presidente del Siena. A luglio del 2009, Micromarket ha comprato la quasi totalità delle quote rilevando per 2 milioni di euro il pacchetto di minoranza del principe Francesco di Napoli Rampolla, duca di Buonfornello. Attualmente la società Alpa ha una produzione agricola che vale poco meno di 300 mila euro all’anno. Prima del progetto-stadio varato da Lotito, i Mezzaroma puntavano a uno sviluppo immobiliare dell’area basato sulla costruzione di villini e di una struttura agrituristica. Il progetto dello Stadio delle Aquile, però, aumenterebbe in modo considerevole le potenzialità patrimoniali di una società che, in ogni caso, già nel 2009 è stata rivalutata in modo molto consistente. Grazie al decreto anticrisi del governo (legge 2 del 2009) e sulla base di una perizia tecnica, la proprietà di Cristina e Marco Mezzaroma è passata da un valore al costo storico di 1,4 milioni di euro a un valore patrimoniale di 21,4 milioni di euro. E questo solo grazie all’ipotesi dello Stadio delle Aquile con annessi e connessi. E se sparisce lo stadio, va in fumo anche l’attuale valore patrimoniale dell’area.

Lo stadio, quindi, è solo uno specchietto per le allodole. Che Lotito possa trarre vantaggio da una simile operazione, è legittimo, perché nessuno a questo mondo fa niente per niente e neanche Parnasi, per quanto tifosissimo della Roma e di Totti, si presenta sulla scena come un buon samaritano. Il problema nasce se l’interesse personale va a discapito dell’interesse della Lazio, al grido di “O Tiberina o morte”. Dopo 2751 giorni di chiacchiere e dopo il sorpasso subito dalla Roma, sarebbe arrivato il momento dei fatti. Perché se si ha un progetto, lo si tiri fuori, visto che oramai la Legge sugli Stadi è morta, defunta, e la pistola fumante in mano ce l’ha proprio Lotito. Se quel progetto non è realizzabile, a causa dei troppi vincoli che gravano su quei terreni, si cambi area, si scelga una zona edificabile come quella individuata dalla Roma. Perché 2751 giorni di chiacchiere sono tanti, troppi…




Accadde oggi 29.05

1922 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Audace 1-2
1930 Busto Arsizio, Stadium - Pro Patria-Lazio 0-0
1932 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Ambrosiana 2-2
1938 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Padova 6-4
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Fiorentina 2-1
1956 Nasce a Palau (SS) Mario Piga
1972 Muore a Nemi (RM) Galileo Massa, uno dei nove Fondatori della S.P. Lazio
1983 Arezzo, stadio Comunale – Arezzo-Lazio 0-0
2005 Palermo, stadio Renzo Barbera - Palermo-Lazio 3-3

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 29/04/2020
 

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