27 Luglio 2012

Petkovic e l'incubo di un Ballardini-bis...
di Stefano Greco

Sono bastate due partite amichevoli per far saltare tutto, per mandare in frantumi il finto ottimismo che accompagnava questa nuova avventura. Anche quelli che fino a pochi giorni fa dicevamo: “Ma in fin dei conti, anche se non compra e non vende nessuno va bene così, perché ripartiamo dalla squadra che ha fatto un quinto e un quarto posto mentre le altre si sono indebolite”, oggi lanciano l’allarme, contestano l’immobilismo della società, invocano rinforzi e dimenticano gli appelli ad aspettare il 31 agosto prima di giudicare, perché “il mercato è appena iniziato e nessuno ha fatto niente”.

Leggere e sentire queste cose dopo i due schiaffoni rimediati contro Siena e Torino, fa sorridere e al tempo stesso fa venire quasi voglia di andare controcorrente, perché è la dimostrazione di come sia finto, quasi imposto, l’ottimismo che la comunicazione romana cerca di trasmettere all’ambiente laziale. E’ finto perché in realtà sono tutti preoccupati e incazzati con la società. E’ irreale perché oramai nessuno crede più ad una sola parola e tantomeno a nessuna delle promesse fatte da tare e soprattutto da Lotito sul mercato che verrà. E’ finto come la storia dei “4 campioni”, diventata oramai una sorta di barzelletta. E’ finto come la fiducia in Petkovic, che tutti sognano che possa rivelarsi una sorta di novello Zeman (o Mancini) ma che quasi tutti temono possa diventare un secondo Ballardini o la brutta copia di Luis Enrique, perché al contrario dello spagnolo non ha alle spalle neanche la credibilità garantita da una carriera da grande calciatore e la scusa dell’inesperienza.

Per quel che mi riguarda, ho visto abbastanza ritiri e abbastanza inutili amichevoli estive per lasciare sospeso ogni giudizio. L’anno scorso di questi tempi abbiamo preso 3 schiaffoni contro il Villareal (poi retrocesso) e perso contro l’Osasuna, con due risultati quasi identici a quelli di quest’anno e con due prestazioni simili se non addirittura identiche a quelle viste contro Siena e Torino. Poi, sappiamo tutti come è andata a finire e quanto poco sarebbe bastato per trasformare quell’ennesima annata di rimpianti in una stagione indimenticabile. Quindi, non mi unisco al coro, resto coerente con quello che ho sempre scritto e pensato, aspetto.

A preoccuparmi sono altre cose, due in particolare, legate entrambe a Petkovic. La prima, è che abbiamo cambiato guida tecnica per vedere un po’ di calcio giocato, dopo due stagioni e mezzo di calcio efficace (definiamolo così) ma antico e sinceramente inguardabile sotto la regia di Edy Reja. Petkovic è stato dipinto come una sorta di novello Zeman, a parole ha predicato un calcio nuovo e offensivo con la Lazio che deve sempre aggredire l’avversario e imporre il proprio gioco, ma di quanto è stato prospettato e predicato io non ho visto assolutamente nulla. Zero assoluto. E qui la preparazione c’entra poco, perché le ricordo bene le prime uscite della Lazio di Zeman o di quella di mancini, ma anche di quella di Delio Rossi. Risultati a parte, perché quelli in estate contano veramente come il due di coppe a briscola quando regna denari, certi movimenti e certi schemi si vedono. Anche se un giocatore arriva in ritardo sul pallone perché è imballato da una preparazione impostata più sulla resistenza che sulla partenza a razzo, l’idea di gioco si vede fin dall’inizio. E io nelle due partite contro Siena e Torino di idee e di gioco proprio non ne ho viste. Ho visto tanto possesso di palla sterile come sotto la gestione di Reja, in attesa di un guizzo di Zarate, di Hernanes o Candeva, gli unici in grado di inventare una giocata. E’ chiaro, siamo a meno di tre settimane di preparazione e quindi non si possono pretendere miracoli o rivoluzioni, ma in certe cose il buongiorno si vede dal mattino e da questo punto di vista è notte fonda.

L’altra cosa preoccupante, quasi imbarazzante, è legata alle dichiarazioni di ieri di Petkovic sul mercato e sui rinforzi. Dopo aver spalleggiato la società, bloccando di fatto ogni operazione di mercato fino al 31 luglio con la scusa di “dover conoscere bene tutti i giocatori a disposizione” e di poter fare esperimenti prima di operare delle scelte, alla scadenza del termine fissato per operare queste scelte, Petkovic ha detto testualmente: “Abbiamo troppi giocatori davanti. Anche nelle mezze punte dobbiamo pensare di dare i giocatori a più squadre per dargli la possibilità di farli giocare. Una volta recuperati Ederson, Klose e Brocchi ci potranno dare una mano. Se troviamo in altre posizioni un rinforzo vero, ce la possiamo fare”.

Che si aspetti il rientro di Klose è legittimo, ci può stare anche che si aspetti il recupero di Ederson per capire quanto e se l’innesto del brasiliano possa dare qualcosa in più alla Lazio, ma appellarsi al rientro di Brocchi per cambiare il volto alla squadra è un qualcosa che, sinceramente, fa tremare i polsi. Perché diciamocelo chiaramente, il vero incubo per ognuno di noi è quello di avere a che fare con l’ennesimo “aziendalista”. Lo spettro di un Ballardini-bis aleggia ancora su Formello. E dopo aver sentito l’erede di Delio Rossi dire e addirittura giurare davanti ai Giusci della Disciplinare che “Ledesma e Pandev stavano fuori per scelta tecnica”, alzi la mano chi si stupirebbe se tra qualche giorno Petkovic, per sposare le necessità della Lazio di fare cassa, se ne uscisse dicendo che “Hernanes è un doppione di Ederson”, difficile da collocare nel suo modulo e quindi un lusso e quasi un problema? Nessuno, probabilmente. Perché Petkovic da un certo punto di vista è l’allenatore perfetto per Lotito e per Tare: è disposto a sposare qualsiasi scelta della società per sfruttare questa chance e forse anche ad assecondare l’invadenza tecnico-tattica del ds che non si accontenta di costruire la squadra, ma vuole anche decidere la formazione. Lo ha fatto con Reja, imposto dall’alto sia a lui che a Lotito, perché non dovrebbe farlo con un allenatore che ha scelto direttamente lui? E dopo aver visto e sentito Reja lanciare pesanti accuse a Tare alla vigilia di Sporting Lisbona Lazio davanti ai tifosi che lo imploravano di restare, salvo poi virare completamente pochi giorni dopo accusando in conferenza stampa i tifosi di essere il vero male della Lazio e ringraziare Lotito e Tare perché erano stati “gli unici ad esser sempre stati dalla sua parte”, oramai siamo pronti a tutto e, soprattutto, nulla ci può più stupire.

Per questo, non mi unisco al coro di chi già chiede la testa di Petkovic o di chi già parla di annata disastrosa e prefigura un campionato in cui l’obiettivo potrebbe diventare conquistare la salvezza o evitare un ritorno in grande stile di Reja in coincidenza con la sosta di Natale. Ho oggi gli stessi dubbi che avevo un mese fa, avvalorati dal fatto di non aver visto nulla di nuovo dal punto di vista tecnico-tattico. A conferma, per quel che mi riguarda, dell’inesistenza di un vero progetto e del fatto che questa società continua a navigare a vista, senza né radar né bussola, ma soprattutto senza avere neanche una rotta precisa o un’idea di dove andare.

Risultati ultima


Domenica 19 Ottobre
0 - 2
Fiorentina VS Lazio

Classifica - Calendario

Aspettando lo sponsor da:

PERSI: 29.359.000 €

Accadde oggi 21.10

1923 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Romana 5-0
1928 Cremona, campo Rivetti - Cremonese-Lazio 4-2
1934 Alessandria, campo del Littorio - Alessandria-Lazio 1-2
1951 Como, stadio Sinigaglia - Como-Lazio - 2-2
1956 Ferrara, stadio Paolo Mazza - Spal-Lazio 1-0
1979 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cagliari 1-1
1984 Torino, stadio Comunale - Torino-Lazio 1-0
1990 Torino, stadio Delle Alpi – Juventus-Lazio 0-0
1997 Volgograd, stadio Tsentralny - Rotor Volgograd-Lazio 0-0
2001 Venezia, stadio Pierluigi Penzo - Venezia-Lazio 0-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Villarreal CF 1-1
2007 Livorno, stadio Armando Picchi - Livorno-Lazio 0-1

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Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2014
 

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