29 Marzo 2012

Un anno fa ci lasciava Bob Lovati. Cosa ha fatto la Lazio per ricordarlo? Nulla....
di Stefano Greco

Nell’ultimo anno, sono andato poche volte allo Stadio Olimpico. Per scelta, sia chiaro. Ma ogni volta che ho percorso quel viale incastrato tra lo stadio del Tennis e l’Olimpica che porta verso l’ingresso della Monte Mario, sentivo che c’era qualcosa che mi mancava. O meglio, che mancava una presenza, che a quel quadro che avevo davanti agli occhi da anni era stato tolto uno degli elementi fondamentali. Quel qualcuno, si chiama Bob Lovati. Per anni l’ho visto percorrere quel viale con la sua classica andatura ciondolante, dettata non dal passare degli anni che appesantiscono tutto e rendono meno fluidi i movimenti, ma dal suo modo di essere. Quell’andatura era uno dei suoi marchi di fabbrica, come il sorriso, le battute graffianti e quella sua parlata tipica di un milanese che non è mai riuscito o non ha mai voluto modificare del tutto il suo inconfondibile accento. Per anni, l’ho visto camminare da solo su quel viale, con la gente che si apriva al suo passaggio. Strette di mano, pacche sulle spalle, foto ricordo con il telefonino e tanti padri o nonni che indicando quel signore ai figli o ai nipoti dicevano: “Lo vedi quel signore? Quel signore è Bob Lovati! Era il portiere della Lazio che ha vinto il primo trofeo, è stato l’allenatore della Lazio. Insomma, E’ LA LAZIO”.

Già, Bob Lovati è la Lazio, come recitava quello striscione oramai entrato nella storia: “Si scrive Lovati, si legge Lazio”. Così la sua gente lo ha salutato quando è sceso in campo per l’ultima volta per ricevere una targa ricordo, così lo hanno salutato le migliaia di tifosi che un anno fa hanno partecipato al suo funerale, nella stessa chiesa dove fu celebrato quello di Tommaso Maestrelli, il suo amico fraterno. Bob Lovati era la Lazio, ma qualcuno troppo preso dal altre cose che spesso e volentieri con la Lazio non hanno nulla a che fare se lo è dimenticato un po’ troppo in fretta. “Passata la festa gabbato lo santo”, si dice. E in casa Lazio è successo esattamente questo. Come sempre da quasi otto anni a questa parte, alle parole e alle promesse solenni non sono seguiti i fatti.

Un anno fa di questi tempi ci fu detto che la Lazio avrebbe fatto e in tempi rapidi qualcosa per ricordare degnamente Bob Lovati. In molti dopo la morte di Bob, scrissero che il minimo che poteva fare la Lazio per ricordare degnamente un uomo che aveva vissuto quasi la metà della storia del club, scrivendo pagine leggendarie, era quella di intitolare il centro sportivo di Formello alla sua memoria. Un impianto meraviglioso, moderno, con una sala piena di trofei che però per tanti tifosi era rimasto sempre freddo, quasi vuoto, anonimo e non solo perché senza nome. Quel campo di Tor di Quinto era speciale, per il nome che portava dopo la morte di Tommaso Maestrelli, ma anche per quel busto che era diventato meta di pellegrinaggio di gente di tutte le età. Chi portava un fiore, chi si fermava a riflettere davanti a quel volto amico, chi lo accarezzava quel volto come per esorcizzare in qualche modo quel destino crudele che aveva portato via uno degli uomini più amati della storia della Lazio. Ecco, quel busto di Tommaso Maestrelli è rimasto a Tor di Quinto, perché nessuno ha avuto il coraggio di sradicarlo da lì, anche se ora guarda sempre il campo ma non vedi più scorrazzare su quel prato verde i giocatori della Lazio. E allora, perché non fare un busto di Lovati da mettere all’ingresso del centro sportivo di Formello e intitolare a Bob quell’impianto senza nome? Troppo impegnativo? Troppo costoso? Una cosa troppo laziale o è troppo invadente per qualcuno il ricordo di un personaggio così importante? Una volta tanto ci piacerebbe avere una risposta a queste domande, magari anche sensata.

Ci piacerebbe sapere, ad esempio, che fine ha fatto anche quella promessa fatta filtrare e rilanciata con grande enfasi della volontà del presidente di intitolare a Bob Lovati la sala stampa del centro sportivo di Formello. Iniziativa che in realtà non ha ottenuto grandi consensi, perché suonava tanto come una pezza messa in modo frettoloso per tappare l’ennesima falla. “SI SCRIVE LOVATI, SI LEGGE LAZIO”, per noi che siamo da sempre laziali non era solo uno slogan, una frase messa nero su bianco per esporre uno striscione. Era come dire che il cielo è azzurro o che l’acqua è bagnata. Per questo l’idea della sala stampa non ci è mai piaciuta. Provate ad immaginare una persona che ha dedicato tutta la sua vita alla costruzione di una casa e a farla diventare bella e importante, poi quando viene a mancare, invece che dedicargli la casa, gli viene dedicato un ripostiglio. O neanche quello, visto che anche di quella promessa, ad un anno di distanza dalla scomparsa di Bob Lovati, oramai si è persa ogni traccia.

Qualcuno da anni, ciclicamente, si illude che qualcuno sia cambiato o che le cose possano cambiare, che dopo quasi otto anni di Lazio quel qualcuno abbia imparato qualcosa dai tanti errori commessi o abbia almeno imparato che cosa è la Lazio e quanto conta per i laziali la memoria, il rispetto per il passato e per quei personaggi che hanno contribuito a far diventare la Lazio quello che è. Ma sono solo illusioni, perché alla resa dei conti ci scontriamo sempre con una realtà completamente diversa da quella che a volte viene dipinta da qualcuno. Il silenzio calato sulla figura di Bob Lovati ad un solo anno dalla sua scomparsa è un qualcosa di imbarazzante per una società con 112 anni di storia che prima di essere un club calcistico è un Ente Morale. Ma, evidentemente, parlare di Lazialità e di moralità (quella vera, non quella a chiacchiere) di questi tempi in casa Lazio è probabilmente imbarazzante quanto le ennesime promesse solenni a cui non hanno fatto seguito fatti concreti. Ma va bene così, la Lazio è terza in classifica, Lotito promette quattro campioni, che ce frega de tutto il resto?




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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