26 Dicembre 2011

I nostri campioni, la nostra storia: Hernàn Jorge Crespo
di Stefano Greco

Quella di Hernàn Crespo, è la storia dell’acquisto più costoso nei 111 anni di vita di questa società. E la storia di un calciatore pagato a peso d’oro ma che nonostante la valanga di gol segnati non è riuscito ad incidere sulla vita sportiva di questa società e a conquistare i tifosi, che hanno accettato quasi con indifferenza la sua cessione due soli anni dopo il suo arrivo in pompa magna a Formello. In sintesi, è la storia di un matrimonio sfarzoso e clamoroso passato ben presto nel dimenticatoio. Un vero peccato, perché con un attaccante come Crespo la Lazio avrebbe potuto vincere molto di più, soprattutto con l’arrivo sulla panchina laziale di Roberto Mancini. Ma andiamo con ordine.
Hernàn Jorge Crespo, nasce per caso in Florida il 5 luglio del 1975, ma è argentino a tutti gli effetti. Da ragazzo muove i primi passi nelle giovanili del River Plate e con la maglia dei “millonarios” debutta in serie A all’età di 18 anni. A causa delle sue movenze e del suo fisico statuario, gli affibbiano subito il soprannome di “Valdanito” (piccolo Valdano), perché con quel suo modo di giocare ricorda l’ex fuoriclasse del Real Madrid, compagno di squadra di Maradona ai Mondiali del 1986. Un paragone pesante, ma che non pesa più di tanto sulle robuste spalle di Hernàn Crespo, che con 24 gol segnati in tre stagioni fa il suo esordio a 20 anni con la maglia della nazionale argentina e a soli 21 anni arriva in Italia, acquistato per 6.5 miliardi di lire dal Parma, rivelandosi alla lunga uno dei più grandi affari (insieme a Buffon) fatti da Callisto Tanzi.
A Parma, Crespo trova l’ambiente ideale per esprimersi. Poche pressioni, una società che funziona e una squadra ricca di giocatori di talento. La sua definitiva esplosione coincide con l’arrivo in Emilia di Juan Sebastiàn Veròn, nel 1998. Gli assist della “brujita” sono autentica manna per Crespo. Con una tripletta in casa della Juventus mette fine all’era-Lippi, vince Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Coppa Uefa, segnando ogni anno sempre di più: 12 reti nella prima stagione, 14 nella seconda, 28 nella terza e 26 nell’ultima annata, dove però realizza addirittura 22 gol in campionato, che lo fanno diventare l’attaccante più prolifico nella storia del Parma. Nell’estate del 2000, intorno al nome di Crespo si scatena una vera e propria asta. Alla fine, l’offerta vincente è quella di Sergio Cragnotti che lo porta alla Lazio per 35 miliardi in contanti più i cartellini di Almeyda e Conceição, per una valutazione complessiva di 110 miliardi, cifra record per il campionato italiano. L’arrivo a Roma, frutta a Crespo un contratto quinquennale da 9 miliardi all’anno, facendo arrivare l’investimento totale di Cragnotti a 200 miliardi di lire.
Se il soprannome “Valdanito” non lo aveva affatto condizionato, quella valutazione e l’attenzione mediatica provocata dal suo trasferimento alla Lazio scuotono non poco Hernàn Crespo. A Formello, viene accolto da quasi 5000 tifosi in festa, convinti che con l’arrivo del cannoniere argentino (unito a quelli di Claudio Lopez e di Peruzzi) la Lazio è pronta per scalare l’ultima vetta che resta da conquistare, ovvero la conquista della Champions League. E la stagione dei sogni parte nel migliore dei modi. In coppia con Claudio Lopez dà spettacolo in occasione della Supercoppa Italiana vinta contro l’Inter, ma a fine partita si tocca dietro la coscia e si ferma. E’ il primo di una lunga serie di infortuni muscolari che condizioneranno pesantemente la sua avventura laziale, soprattutto nella seconda stagione.
Quando il 14 gennaio Dino Zoff prende il posto di Eriksson sulla panchina della Lazio, Jorge Hernàn Crespo ha segnato solo 4 reti in 18 partite, nessuno decisivo. L’arrivo di Zoff, trasforma sia la squadra che Crespo, che nelle successive 8 partite segna addirittura 12 reti. Le qualificazioni ai Mondiali del 2002 in Corea e Giappone, però costringono tutta la pattuglia argentina della Lazio a continue trasferte transoceaniche, con i giocatori costretti a passare più tempo sugli aerei che sui campi di allenamento. A fine marzo, Hernàn Crespo in un’intervista che mi concede per La7 confessa tutto il suo disagio per quella situazione e lancia un grido di allarme.
“Ci mandano allo sbaraglio. La Fifa dovrebbe pensare a snellire i calendari e invece continua a inserire partite. Le qualificazioni mondiali, per noi sudamericani, si giocano su 18 partite. Poi si sono inventati il Mundialito per club e la Confederation Cup. Possibile che non capiscano che così non ci si allena più e si rischiano molti più infortuni? Il calcio deve essere spettacolo, ma se i campioni sono rotti o stremati che spettacolo è? Io sarei favorevole a concentrare tutta l'attività internazionale in uno o due periodi l'anno, giocando più partite consecutive. Ci risparmieremmo parecchi viaggi”.
Il grido di allarme di Crespo e di altri campioni convince le società a iniziare una battaglia con l’UEFA e la FIFA, che porterà ad una uniformità dei calendari, con gli incontri delle nazionali concentrati in determinati periodi dell’anno e con la sospensione dei tornei europei in occasione degli impegni di tutte le nazionali. Ma in quella stagione il peso della fatica si fa sentire, non solo per la Lazio. La Roma rallenta la sua corsa verso lo scudetto e trascinata dalle magie di Veròn e dai gol di Crespo la Lazio dà l’impressioni di poter riagganciare gli eterni rivali. L’illusione si spezza definitivamente la sera del 27 maggio del 2001, quando dopo essere arrivata a due sole lunghezze dalla Roma nel giro di un minuto la Lazio precipita addirittura a -5. Crespo chiude la sua annata segnando qualcosa come 28 reti (di cui 26 in campionato) che gli valgono il titolo di capocannoniere e la scarpa d’argento mondiale. Come era successo già con Signori, gli è bastata una sola stagione per iscrivere il suo nome al fianco dei grandi bomber del passato: da Piola a Chinaglia, da Giordano e Beppe Signori. Sembra l’inizio di una lunga storia, invece è praticamente l’epilogo. La stagione successiva, nonostante l’incredibile serie di infortuni che lo condiziona per tutto l’anno, segna 20 reti in 32 partite. Con l’arrivo di Roberto Mancini sulla panchina della Lazio, Hernàn Crespo gioca una pre-campionato straordinario. Ma i problemi economici in cui versa la società fanno ventilare per tutta l’estate la possibilità di dolorose cessioni, con i nomi di Crespo e Nesta in cima alla lista dei “sacrificabili”.
Il 23 agosto del 2002, la Lazio gioca all’Olimpico un’amichevole con il Deportivo Alavès. E’ La7 a trasmettere la partita e io ho il compito di fare gli interventi da bordo campo. Quando a 5’ dal termine Roberto Mancini fa uscire dal campo Hernàn Crespo per fargli raccogliere l’applauso degli oltre 30.000 presenti, mi avvicino per l’intervista. Lui fa una smorfia, non ha voglia di parlare, ma poi educato e disponibile come sempre parla: “Sto ancora qui nonostante tutte le voci”, mi dice,“e questo mi riempie di gioia, perché con l’arrivo di Roberto abbiamo costruito un gruppo fantastico. Non amo fare pronostici, ma questa squadra ha tutto per lottare per lo scudetto. E io spero di esserci. Mancano solo 8 giorni alla fine del mercato, vediamo”.
Hernàn Crespo, invece, contro il Deportivo Alavès ha giocato l’ultima partita con la maglia della Lazio. La notte tra il 30 e il 31 agosto, succede il finimondo. Si sparge la voce della cessione di Nesta al Milan, ma da Bruno Bartolozzi, ex collega all’epoca team manager dell’Inter vengo a sapere che la società sta cedendo Ronaldo al Real Madrid e che ha già un accordo con la Lazio per sostituire il “fenomeno” con Hernàn Crespo. Sono io a dare la notizia a Guido Paglia, responsabile della Comunicazione della Lazio, che cade dalle nuvole e mi dice che sbaglio, che non può essere vero. Invece, è tutto vero. Hernàn Crespo passa all’Inter, lasciando la Lazio con 48 reti segnate in 73 partite, con una media-gol vicina a quella di Beppe Signori. La Lazio incassa 26 milioni di euro e ottiene il cartellino di Bernardo Corradi. Poco più della metà di quello che Cragnotti ha speso due anni prima per strappare Crespo al Parma.
Lasciata la Lazio, Crespo comincia a girovagare tra Inter e Chelsea, con una stagione vissuta anche nel Milan. Segna, ma senza raggiungere i livelli dell’ultima stagione di Parma e delle due annate laziali. Vince tre campionati con l’Inter, poi passa al Genoa, più per motivi extracalcistici che altro. Pensando al futuro ha intrapreso una carriera da imprenditore sulla costa ligure, divisa tra l’acquisto di discoteche e di strutture da trasformare in alberghi e centri benessere. A gennaio del 2010 è tornato a Parma con la speranza di convincere Maradona a convocarlo per i Mondiali. Ma la sua esperienza con la maglia dell’Argentina si è definitivamente chiusa con 35 reti, secondo marcatore di tutti i tempi della sua nazionale alle spalle di Batistuta e a pari merito proprio con il “pibe de oro”.




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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