02 Settembre 2011

I nostri personaggi, la nostra storia: Siniša Mihajlović
di Stefano Greco

Se avesse indossato la maglia del Real Madrid, oggi probabilmente sarebbe considerato uno dei più grandi giocatori del calcio mondiale, sicuramente il più grande calciatore di punizioni della storia. Invece ha avuto la “sfortuna” di giocare in una squadra come la Lazio che ha vinto tutto, meno che quella Champions League che ti schiude le porte dell’eternità sportiva. E quando si parla di “maghi delle punizioni” il primo nome che viene in mente è quello di Roberto Carlos. Io sono sicuramente di parte, ma in vita mia non ho mai visto nessuno disegnare con il pallone delle parabole così perfette da sembrare pennellate di Giotto fatte però con la lama letale della spada di un cavaliere. Una dote naturale quella di Sinisa, affinata però in ore e ore di allenamenti a Formello per superare da tutte le posizioni le sagome che utilizzava come avversari, visto che i compagni si rifiutavano di mettersi in barriera.
Nato a Vukovar il 20 febbraio del 1969, dopo due stagioni nel Vojvodina approda a 20 anni alla Stella Rossa Belgrado e nella prima stagione conquista subito la Champions League e poi la Coppa Intercontinentale. Il suo modo di calciare le punizioni diventa oggetto di studio da parte di alcuni ricercatori del Dipartimento di Fisica dell'Università di Belgrado. Gli scienziati stabiliscono che con il suo sinistro Siniša Mihajlović riesce a far viaggiare la sfera anche a 165 km/h, ma non riescono a scoprire il segreto disegreto di quel singolare modo di calciare. In molti tentano di imitarlo, ma nessuno è riuscito a disegnare le stesse traiettorie imprimendo anche la potenza che rende i calci di punizione di Mihajlović imprendibili per i portieri.
Nel 1992 arriva in Italia, acquistato dalla Roma. Da centrocampista offensivo, viene trasformato da Mazzone prima e da Boskov poi prima come centrocampista difensivo e poi come terzino sinistro. A Roma, il suo magico sinistro si vede raramente e gli frutta un solo gol in campionato in 54 partite. Passa alla Sampdoria, dove il suo gioco subisce un’ulteriore trasformazione tattica. Eriksson, infatti, lo trasforma in centrale difensivo, anche per sfruttare la sua abilità nel far ripartire il gioco con lanci lunghi che sono una manna per Roberto Mancini ed Enrico Chiesa. Quando nell’estate del 1997 Eriksson arriva alla Lazio, oltre a Mancini fa di tutto per portare subito con lui anche Mihajlović, ma Mantovani si oppone. Sinisa, quindi, è costretto a rimandare di un anno il suo ritorno a Roma, ma il suo impatto quando indossa la maglia della Lazio è devastante, soprattutto per i portieri avversari. Il primo gol in biancoceleste lo realizza il 27 settembre del 1998, ma il giorno della sua consacrazione è il 13 dicembre. All’Olimpico è di scena la Sampdoria, si festeggia la cinquecentesima partita da professionista di Roberto Mancini, ma il vero protagonista diventa Siniša Mihajlović. Per ben tre volte, riesce a battere il suo ex compagno di squadra Fabrizio Ferron, disegnando su punizione traiettorie impossibili. Mai nessuno in campionato aveva segnato tre gol su calcio piazzato nella stessa partita. C’era riuscito Beppe Signori qualche anno prima, ma con punizioni di seconda, toccate da un compagno. A fine carriera, Sinisa chiude la sua esperienza italiana con 39 gol all’attivo nel campionato di serie A, di questi 28 li ha realizzati su punizione.
I suoi calci piazzati diventano la vera arma in più della Lazio in quella stagione, perché Sinisa segna e fa segnare, soprattutto Roberto Mancini. Da calcio d’angolo o su punizione fa poca differenza, il risultato è quasi sempre lo stesso: e a suon di gol e di assist porta la Lazio ad un passo dallo scudetto. La Coppa delle Coppe è un premio di consolazione che non accontenta né Siniša Mihajlović né la Lazio.
La stagione successiva, arriva Juan Sebastiàn Veròn, anche lui fenomenale nel disegnare traiettorie magiche sui calci da fermo. Tra i due, nasce un patto. In pratica, si dividono il campo a metà. Quando c’e un calcio da fermo nel versante sinistro dell’attacco, calci d’angolo e punizioni sono di pertinenza di Veron, mentre quelli sulla destra, sono di Mihajlović. E proprio da destra, il 14 settembre del 1999, a Leverkusen, Sinisa segna un gol destinato a restare nella storia: è il primo realizzato dalla Lazio in Champions League. Lo segna a modo suo, chiaramente su calcio piazzato, con il pallone che prende il palo interno prima di finire in fondo alla rete. E non sarà l’unica prodezza di Siniša Mihajlović in quella stagione in Europa, perché più o meno dalla stessa posizione segna a Londra il gol che dà alla Lazio la vittoria in rimonta sul Chelsea di Vialli e il visto per i quarti di finale.
Con Nesta, forma una coppia centrale fantastica. Sinisa non ha più la velocità di quando aveva vent’anni, ma con l’esperienza e il suo senso della posizione riesce a stare quasi sempre al momento giusto al posto giusto. Certo, concede qualcosa agli attaccanti avversari, ma la sua pericolosità sui calci piazzati compensa abbondantemente qualche lacuna difensiva e lo rende un elemento insostituibile nello scacchiere disegnato da Eriksson. In campo, si sbraccia, urla, incita i compagni e litiga con gli avversari. Fuori dal campo, prende sotto la sua ala protettiva il giovanissimo Dejan Stanković, che tratta come un fratello minore, sia nella Lazio che in Nazionale.
Quando ad un certo punto della stagione tutto sembra perso, insieme a Diego Pablo Simeone non si arrende, prende in mano la situazione e che scuote il gruppo, appendendo nello spogliatoio ritagli di giornale che assomigliano a tanti “necrologi” per quella Lazio che sembra destinata a fallire per l’ennesima volta l’assalto allo scudetto. E alla vigilia del derby, per ricordare a tutti quello che era successo nelle ultime due stracittadine, appende un grande cartello con su scritto: “A volte le aquile scendono al livello delle galline, ma una gallina non potrà mai volare in alto come un'aquila”.
Nessuno ci spera quasi più, ma lo scudetto arriva nel modo più incredibile e per questo più bello. A fine giugno, quando lo intervisto con la maglia della sua nazionale agli Europei, parlando dell’imminente arrivo di Crespo e Claudio Lopez commenta in mdo sarcastico: “Ancora argentini? Chissà, forse cambieremo la maglia indossando direttamente quella a strsice bianche e celesti dell’Argentina”. Tra lui e il clan argentino non corre buon sangue, ma per il bene della Lazio la polemica resta circoscritta a quella intervista.
Nella stagione 2001-2002, afflitto da mille problemi fisici e in rotta con una parte del pubblico laziale (ferocissima la contestazione che subisce in occasione di una sfida di Coppa Italia con il Milan, con tutta la curva che lo insulta al grido di “zingaro” accusandolo di aver sputato verso i tifosi), Siniša Mihajlović riesce a giocare appena 10 partite tra coppa e campionato. Il divorzio sembra imminente e inevitabile, ma Roberto Mancini riesce a ricucire il rapporto con i tifosi: Sinisa resta e regala al suo ex compagno di squadra ora allenatore due stagioni da incorniciare. Segna solo 3 reti, ma gioca 64 partite di sostanza e di qualità, lasciando la Lazio dopo aver messo la sua firma sulla Coppa Italia del 2004. Va a Milano per seguire Mancini, gioca ancora due stagioni prima di appendere gli scarpini al chiodo e diventare il vice in panchina del “Mancio”. La coppia Mancini-Mihajlović riporta lo scudetto sulle maglie dell’Inter, poi il binomio si scioglie con l’arrivo di Josè Mourinho. Mancini resta alla finestra, Sinisa decide di tentare l’avventura solitaria e accetta l’offerta del Bologna, sostituito nel finale da Papadopulo. La stagione successiva si parla di lui come del possibile successore di Delio Rossi sulla panchina della Lazio, ma alla fine non se ne fa nulla. Va a Catania per sostituire Walter Zenga e guida la squadra alla salvezza diventando l’allenatore-rivelazione del campionato. L’estate scorsa, i Della Valle lo hanno scelto come successore di Cesare Prandelli alla guida della Fiorentina.




Accadde oggi 19.12

1920 Roma, campo della Rondinella - Lazio-U.S. Romana 2-1
1937 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Atalanta 4-0
1948 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Modena 5-1
1954 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 2-1
1971 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Perugia 4-1
1982 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 2-2
1993 Lecce, stadio Via del Mare - Lecce-Lazio 1-2
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Piacenza 2-0
2002 Empoli, stadio Carlo Castellani - Empoli-Lazio 1-2
2004 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 3-0
2007 Roma, Stadio Olimpico, Lazio-Napoli 2-1
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Udinese 3-2

Video

Adesso vi spiego...
di Gianmarco Liberati

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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