26 Dicembre 2011

I nostri pesonaggi, la nostra storia: Aron Mohamed Winter
di Stefano Greco

Da ragazzo, impazzivo per l’Ajax. Ero affascinato dal calcio olandese, stravedevo per Johan Cruijff, anche se giocando a calcio come difensore il mito è Ruud Krol. Quelle maglia bianche con la grande fascia rossa al centro ha un fascino particolare, come quelle “orange” della nazionale. Alle medie, quando c’è da scegliere la maglia per la squadra della classe, mi impongo e ne compriamo una arancione con colletti e polsini neri. Seguendo l’Olanda e l’Ajax, che dopo qualche anno di appannamento è tornato a dominare in Olanda e in Europa grazie ad una nuova nidiata di fenomeni, vedo giocare Aron Mohamed Winter. Lui, come tutti i maggiori talenti di quella generazione, è di colore, originario del Suriname. Ha giocato con Marco Van Basten e con Frank Rijkaard, ma al contrario dei suoi ex compagni di squadra ha deciso di restare ad Amsterdam. Quando nell’estate del 1992 la Lazio è costretta a rivedere i suoi piani a causa dell’infortunio al ginocchio di Paul Gascoigne, Cragnotti si mette in cerca di un centrocampista e pur avendo due tedeschi come Doll e Riedle in organico, decide di andare a pescare per la prima volta nella storia in Olanda, nell’Ajax, e il ballottaggio è tra il giovanissimo Edgar Davids e il giovane ma esperto Aron Mohamed Winter. Dopo un’estenuante trattativa, è Winter a partire per Roma.
In quegli anni, la Curva della Lazio è dichiaratamente di destra. Lo è sempre stata a dire il vero, ma dopo il fervore politico che ha attraversato l’Italia tra la seconda metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, la cosa è abbastanza scemata. Il vero problema in quel periodo non è tanto legato alla politica, ma al razzismo generato da certe idee politiche. A Udine, l’israeliano Ronny Rosenthal, è stato costretto a rinunciare a firmare il contratto con la società friulana dopo esser stato accolto da scritte inneggianti al nazismo e all’olocausto. A Verona, quando l’Hellas sta per comprare un giocatore di colore, i tifosi appendono un fantoccio nero dalle tribune con la scritta “RAUS”. A Roma, il giorno dell’arrivo di Aron Mohamed Winter, a causa del nome scritto in modo errato con quella doppia “a” iniziale e della fama dell’Ajax, società da sempre punto di riferimento della comunità ebraica di Amsterdam, qualcuno vicino alla sede della Lazio e in alcune zone della città imbratta i muri con scritte razziste accompagnate da una svastica. In realtà, si tratta solo di un gesto isolato, perché il giorno della presentazione una delegazione della Curva laziale giura a Winter di non avere nulla a che fare con quelle scritte e che non c’è alcune preclusione nei suoi confronti. L’avventura romana, iniziata nel peggiore dei modi, prosegue invece per anni senza nessun problema.
Aron Winter, con il suo dinamismo, la sua classe e il suo fiuto per il gol (ne ha segnati 46 in 187 partite con l’Ajax) conquista subito i tifosi della Lazio e da ripiego dopo l’infortunio di Gascoigne diventa invece un punto fermo della squadra. In campionato fa il suo esordio il 6 settembre del 1992, nel pirotecnico 3-3 di Genova contro la Sampdoria. Il suo primo gol con la maglia biancoceleste lo segna il 18 ottobre a San Siro contro il Milan, nel “derby” con i compagni di Nazionale Gullit e Van Basten, con i quali ha vinto l’Europeo del 1988 in Germania. Nella sua prima stagione laziale dimostra di essere subito un valore aggiunto, insieme a Signori e Fuser la più bella sorpresa di quella stagione. Chiude con 8 reti, 6 in campionato e 2 in Coppa Italia. La più importante è senza dubbio quella del 30 maggio del 1993 che suggella la vittoria per 4-3 della Lazio sul Napoli e il ritorno in Europa, con lo stadio completamente colorato da migliaia di bandiere della Comunità Europea, blu con le stelle gialle.
L’esperienza europea di Winter, approdato in biancoceleste con una Coppa delle Coppe e una Coppa Uefa vinte con l’Ajax, non aiuta però la Lazio a fare troppa strada in coppa. Le soddisfazioni per la squadra di Zoff arrivano solo in campionato. In quattro stagioni in maglia biancoceleste, Winter conquista un quinto, un quarto, un secondo e un terzo posto. In Europa, invece, non riesce ad andare oltre i quarti di finale. Alla fine della stagione ’95-’96, Winter lascia la Lazio per trasferirsi all’Inter, per far posto al nuovo arrivato Pavel Nedved, “pupillo” di Zdenek Zeman, dopo 123 partite giocate e 21 gol segnati in maglia biancoceleste. Arrivato quasi tra l’indifferenza generale, la sua partenza per Milano all’Inter di Moratti lascia invece una lunga scia di rimpianti.
La vendetta sportiva di Winter arriva due anni dopo, quando alle continue sconfitte nerazzurre con la Lazio in campionato (alcune anche umilianti) fa da contraltare un unico successo nerazzurro, ma nella finale di Coppa Uefa del 1998, al Parco dei Principi di Parigi. La vena realizzativa che ha contraddistinto la sua esperienza romana, svanisce con il trasferimento a Milano. In tre stagioni in nerazzurro, Aron segna un solo gol, chiaramente alla Lazio. Ma è un gol tanto bello quanto indolore, perché quel giorno la Lazio di Eriksson a San Siro passeggia contro l’Inter di Gigi Simoni, arrivando a condurre (pur priva di Nesta e Vieri e con Salas e Mancini costretti ad uscire dopo neanche un’ora) anche per 5-1 prima dei gol nei minuti di recupero di Ventola. Alla fine di quella disgraziata stagione, in cui la Lazio sfiora lo scudetto e l’Inter affonda, cambiando addirittura quattro allenatori in pochi mesi, Winter decide di lasciare l’Italia. Torna ad Amsterdam per chiudere la carriera facendo da “chioccia” ai giovani talenti sfornati dall’inesauribile vivaio dell’Ajax. Nel 2003, con 86 presenze e 6 reti in nazionale, 238 partite e 50 gol realizzati con la maglia biancorossa, lascia il calcio giocato e passa direttamente ad allenare nelle giovanili dell’Ajax, dove ora guida la seconda squadra.




Accadde oggi 16.10

1921 Roma, campo della Rondinella - Lazio-Vittoria 4-0
1927 Roma, stadio Nazionale - Lazio-Alessandria 0-1
1932 Milano, stadio Civico Arena - Ambrosiana-Lazio 1-2
1938 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 2-0
1949 Roma, Stadio Nazionale - Lazio-Roma 3-1
1953 Nasce a Briosco (MI) Giuliano Terraneo
1955 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 0-0
1983 Roma, stadio Olimpico - Lazio-NY Cosmos 3-1
1988 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Torino 1-1
1994 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Napoli 5-1
1999 Udine, stadio Friuli - Udinese-Lazio 0-3
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-PSV Eindhoven 2-1
2005 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Fiorentina 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 16/10/2019
 

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