26 Dicembre 2011

I nostri uomini, la nostra storia: Pasquale Vivolo
di Stefano Greco

Quella di Pasquale Vivolo è una storia tipica del calcio italiano, la storia di tanti ragazzi partiti dal Sud per cercare fortuna al Nord. Questo vale per tanti emigranti che sbarcano a Torino e Milano per cercare un posto sicuro in qualche fabbrica, ma anche per tanti ragazzi che con una valigia di cartone chiusa con lo spago, piena di sogni, salgono al Nord per cercare un ingaggio in un grande club. Lui, Pasquale Vivolo, al contrario di tanti altri, il suo sogno di diventare calciatore riesce a realizzarlo. Nato a Brusciano (a due passi da Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli) il 6 gennaio del 1928, sbarca giovanissimo a Cremona. Fa tutta la trafila tra le giovanili grigio rosse, poi a 19 anni arriva l’esordio in serie B. Gioca e segna, attirando subito l’attenzione degli osservatori della Juventus e a 21 anni sbarca a Torino. Un sogno. Si ritrova a giocare con Parola, Muccinelli, Boniperti, Praest e Hansen, sotto la guida di uno dei migliori allenatori in circolazione, Jesse Carver. A Torino resta per quattro stagioni, conquistando due scudetti, un secondo e un terzo posto. Gioca 67 partite con 31 gol, una media realizzativa impressionante per un ragazzo che spesso e volentieri, chiuso da attaccanti come Boniperti, Muccinelli, Martino, John Hansen e Praest, è costretto ad accontentarsi di giocare quando qualche titolare non è disponibile.
Nonostante questa attività a mezzo servizio, però, i selezionatori azzurri si accorgono di lui e il 26 ottobre del 1952, al Rasunda Stadion di Stoccolma al centro dell’attacco dell’ennesima Nazionale della rifondazione (dopo la disastrosa partecipazione alle Olimpiadi di Helsinki), Pasquale Vivolo  si ritrova al fianco Boniperti e Lorenzi, preferito dal duo Beretta-Meazza a Muccinelli. Vivolo ripaga la fiducia, segnando il gol del momentaneo vantaggio azzurro. Finisce 1-1 e la bella prestazione gli vale la conferma la partita di Coppa Europa vinta con la Svizzera a Milano e, soprattutto, per la sfida destinata ad entrare nella storia con l’Ungheria a Roma. Il 17 maggio del 1953 si inaugura lo stadio Olimpico. Vivolo scende in campo e non sa che di li a poco quello diventerà il “suo” stadio. La Juventus, infatti, un po’ a sorpresa lo cede alla Lazio.
Il duo Tessarolo-Vasselli, deciso a costruire una grande squadra,  presenta alla Juventus un’offerta difficile da rifiutare: 70 milioni di lire, tanto, forse troppo per una società che ha già accumulato un debito di 230 milioni di lire. La Juventus accetta e Vivolo si trasferisce a Roma agli ordini di Sperone per formare con Bredesen, Fontanesi e Burini un quartetto d’attacco da sogno. Ma nel calcio, i campionati non si vincono con le figurine, e quella Lazio che doveva far sognare i tifosi, delude invece le attese. Vivolo, però, ripaga in pieno la fiducia dei dirigenti. Nella sua prima stagione, segna 9 gol: il primo, proprio all’esordio all’Olimpico, il 20 settembre contro il Legnano.
Il 29 novembre del 1953, si gioca il primo derby allo stadio Olimpico, in casa della Roma. Allo stadio si presentano oltre 60.000 tifosi, con la Roma che con 52 milioni di lire stabilisce il nuovo record d’incassi assoluto per il campionato italiano. La partita, però, non è all’altezza delle attese. Sperone imposta una Lazio molto prudente, ma la Roma passa in vantaggio con Galli dopo appena venti minuti. Allo scadere del primo tempo, è proprio Vivolo, al suo primo derby, a segnare il gol del definitivo 1-1. E’ una delle poche soddisfazioni di quella stagione, insieme alla vittoria ottenuta contro la Juventus e ai successi esterni in casa di Torino e Fiorentina. Troppo poco per una squadra costata centinaia di milioni. L’anno dopo le cose vanno addirittura peggio: Vivolo segna solo 6 reti e la squadra si salva a fatica dalla retrocessione. L'8 dicembre1955, è protagonista di un episodio spiacevole, che rischia di mettere fine anzitempo alla sua avventura romana. Durante l'intervallo di Lazio-Napoli 1 a 1, negli spogliatoi dell’Olimpico è protagonista di un clamoroso battibecco con l'allora co-presidente Vaselli che lo accusa di scarso impegno. Vivolo risponde piccato alle accuse e si prende un ceffone dal presidente. Non reagisce, perché sa che il tempo del duo Tessarolo-Vasselli è oramai scaduto e che sta per avvenire una rivoluzione al vertice della società.
Con il trasferimento a Roma, Vivolo non viene più preso in considerazione dai selezionatori azzurri, quindi si concentra solo sulla Lazio e cambia anche modo di giocare e posizione in campo. In biancoceleste sono arrivati Hansen, Bettini e Selmosson, quindi si ripropone la situazione con cui Vivolo aveva dovuto fare i conti a Torino con la maglia della Juventus. Non fa più il punto di riferimento dell’attacco, ma impara a partecipare al gioco e a portare fuori zona i difensori avversari. Segna di meno, ma è la squadra a trarre beneficio da questo cambiamento di ruolo voluto da Jesse Carver, suo ex allenatore alla Juventus. Il duo Carver-Vivolo non vince due scudetti come in bianconero, ma porta la Lazio a conquistare due terzi posti in classifica che a Roma in quell’epoca valgono quasi quanto un tricolore, soprattutto perché consentono alla società di riconquistare la supremazia cittadina. Alla fine della stagione ’57-’58, dopo 121 presenze e 33 reti con la maglia della Lazio, Pasquale Vivolo lascia la Capitale, vittima anche lui della grave crisi economica che attanaglia la società e che ha portato alla dolorosissima cessione di Selmosson e al varo di un piano di drastica riduzione delle spese. Con la sua partenza, finisce l’era della più bella Lazio del dopoguerra, prima dell’arrivo di Tommaso Maestrelli e della conquista dello scudetto.
Pasquale Vivolo ha solo 30 anni, ma l’addio alla Lazio significa praticamente l’addio al calcio, Passa al Brescia in serie B, dove gioca una sola partita e, vittima di un infortunio abbandona. Resta al Nord e si stabilisce a Cremona, la sua seconda casa, dove muore il 18 novembre del 2002, in tempo per vivere tutta l’epoca d’oro della sua Lazio targata Sergio Cragnotti.




Accadde oggi 20.04

1903 Balestrieri si classifica 2° nella Gara di Marcia bandita dalla Esperia Roma.
1930 Cremona, stadio Giovanni Zini - Cremonese-Lazio 1-3
1941 Milano, stadio San Siro - Milan-Lazio 3-0
1947 Napoli, stadio Vomero – Napoli-Lazio 0-0
1952 Roma, stadio Torino - Lazio-Atalanta 1-2
1957 Nasce ad Ancona Andrea Agostinelli
1958 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-2
1969 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Brescia 1-0
2005 Cagliari, stadio Sant'Elia - Cagliari-Lazio 1-1
2008 Catania, stadio Angelo Massimino - Catania-Lazio 1-0

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 26/3/2019
 

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