05 Luglio 2011

I nostri personaggi, la nostra storia: Umberto Bomba Lombardini
di Stefano Greco

“Lazio carcio bongiorno, dicaaaa….”.Ogni tanto mi sembra di sentire ancora la voce inconfondibile di quel gigante buono, conosciuto quando negli anni della mia infanzia frequentavo la sede di via Col di Lana, a due passi da piazza Mazzini. Umberto “Bomba” Lombardini lo trovavi sempre lì all’ingresso e con la sua mole faceva sembrare ancora più piccola quella scrivania dove stava seduto a rispondere al telefono. Stava in pensione, ma quello era il suo modo per stare ancora vicino alla Lazio. Era benvoluto da tutti, tifosi e dirigenti, ma soprattutto dai giocatori dell’epoca. Il suo prediletto, era anche quello che lo faceva dannare maggiormente: Vincenzo D’Amico. Un giorno, alla fine degli anni Settanta, stavo in sede e parlavo con Vincenzo D’Amico, convocato a Via Col di Lana da un dirigente dell’epoca. Vincenzo, ad un certo punto, si “distrae” vedendo passare una bella ragazza ed esce all’improvviso. Dopo una decina di minuti, Lombardini arriva tutto trafelato e non vedendolo mi chiede: “A pisché, ‘ndo sta Vincenzo? Lo vogliono dentro”. Io alzo le spalle e sgrano gli occhi, poi sbotto a ridere e “Bomba” capisce subito quello che è successo; alza gli occhi al cielo, apre la porta e comincia a urlare per le scale. “Delinquente, scenni subito giù che te vogliono. Vincé, scenni immediatamente, altrimenti sargo io a prendete pe le recchie”. Lombardini rientra e dopo qualche minuto compare Vincenzo, tutto sudato ma con la faccia tipica di chi viene ingiustamente accusato di qualche malefatta. “A bomba, ma che te urli, stavo per le scale a fa du chiacchiere in attesa che mi chiamassero”. Bombardini alza nuovamente gli occhi al cielo, sembra sul punto di esplodere, poi guardando Vincenzino sbotta a ridere e gli risponde: “Altro che du chiacchiere, te do du pizze se nun te sbrighi a entrà, brutto delinquente che non sei altro”…..
Io non ho avuto la fortuna di veder giocare Umberto “Bomba” Lombardini, nato a Roma il 12 ottobre del 1920, ma dai racconti di mio padre, dei miei zii e da quello che ho letto, ho capito che è uno dei tanti giocatori che, nella ultracentenaria storia della Lazio, non hanno avuto quel pizzico di fortuna indispensabile per sfondare le porte della celebrità calcistica. “Bomba”, è uno dei tanti salito fino alle porte del Paradiso, ma che dopo aver varcato la soglia e dato una rapida sbirciata si è visto richiudere in faccia la porta. Ma forse è proprio per questo che a dispetto di tanti altri campioni celebrati che sono passati quasi senza lasciare traccia, Umberto Lombardini è entrato nel cuore dei tifosi, che hanno sempre considerato “Bomba” uno di loro, non solo per la sua romanità prorompente e per il suo amore viscerale per la Lazio.
Come Alessandro Ferri e tanti altri ragazzi di quell’epoca, Umberto Lombardini arriva alla Lazio quando ha appena 9 anni, scoperto da quello straordinario talent scout che risponde al nome di Dino Canestri. “Bomba” fa tutta la trafila nelle giovanili, ha un fisico imponente, un tiro micidiale (da qui il soprannome) e a dispetto della stazza è anche agile e dotato tecnicamente: è un vero e proprio centravanti, un’autentica promessa. La sua sfortuna, è che in quel ruolo nella Lazio gioca un certo Silvio Piola, centravanti della Nazionale Campione del Mondo, un monumento della Lazio e del  calcio italiano. Lombardini, quindi, si divide tra la squadra riserve e la panchina, in attesa dell’occasione giusta per dimostrare anche in partita di poter fare quello che fa in allenamento: ovvero, segnare.  L’opportunità si presenta il 15 dicembre del 1940: Pisa è infortunato e in vista della trasferta di Bergamo per “Bomba” si spalancano le porte della prima squadra. Silvio Piola contro l’Atalanta si sposta all’ala e Lombardini gioca titolare al centro dell’attacco. La Lazio perde per 2-0, ma “Bomba” finalmente è riuscito a rompere il ghiaccio. La trasferta successiva a Bari, alla vigilia di Capodanno, Lombardini segna il suo primo gol in serie A e firma la vittoria della Lazio. Diventa l’uomo delle trasferte: segna ancora in casa della Fiorentina e della Juventus, poi anche a Napoli su rigore, ma il gol con i partenopei non entra negli annali, perché l’arbitro sospende la partita sull’1-0 per la Lazio a causa dell’invasione di campo da parte dei tifosi napoletani e della successiva vittoria a tavolino sanzionata dal Giudice Sportivo. Nella sua prima stagione, “Bomba” colleziona 9 presenze e 3 gol.
La stagione successiva, si aspetta la promozione in prima squadra, ma l’allenatore austriaco Alessandro Popovich, d’accordo con i dirigenti, decide di puntare sul duo Piola-Pisa e di spedire il giovane Lombardini in serie C a fare esperienza con la squadra romana dell’Ala Littoria e poi con l’Alba Roma. Torna alla base dopo due stagioni di esilio, in coincidenza con la partenza di Pisa, Piola e Flamini, ma il destino gli volta le spalle ancora una volta: il campionato, infatti, viene sospeso per la Guerra. Durante gli anni più bui del conflitto mondiale, Lombardini diventa il simbolo di una Lazio decisa a restare viva. Dopo anni passati ad osservare Piola, con le sue rovesciate e le sue galoppate verso la rete avversaria Umberto Lombardini aiuta i tifosi laziali a distrarsi dalle miserie della guerra. A guidare quella squadra è Dino Canestri, proprio l’uomo che ha portato “bomba” alla Lazio. Con i 21 gol segnati da Lombardini e i 16 messi a segno da Koenig, nella stagione ’43-’44 la Lazio vince il Campionato Romano di Guerra, davanti alla Roma che aveva vinto l’anno prima lo scudetto nell’ultimo campionato di serie A giocato prima dell’interruzione dell’attività. Lombardini diventa un punto di riferimento importante e dopo la fine della Guerra i dirigenti ricostruiscono intorno a lui e a Puccinelli la squadra. Ma nel 1947, dopo una stagione con 7 gol segnati in 17 partite, la Lazio sceglie di partire con Penzo titolare. ”Bomba” decide comunque di restare, ma il nuovo arrivato segna 17 gol e per Lombardini, sempre più demoralizzato, arriva il momento dell’addio. A soli 28 anni, lascia la Lazio e il calcio professionistico, per accettare l’offerta della Cassa di Risparmio di Roma, che gli garantisce un posto fisso in banca e quello da centravanti nella squadra aziendale che gioca tra i dilettanti. Così, “Bomba” si mette a calcare per anni i campi minori della Capitale, indispettendo gli avversari, costretti ad affrontare un giocatore di categoria superiore e incantando i tanti tifosi della Lazio che non l’hanno dimenticato e che continuano a seguirlo.
Dopo aver chiuso la carriera da giocatore e ottenuto il numero minimo di anni per la pensione, Umberto Lombardini torna alla Lazio, prima come osservatore e poi come tuttofare, perché per lui la cosa importante è poter restare dentro quella che considera a tutti gli effetti la sua seconda famiglia. Umberto “Bomba” Lombardini, muore a Roma il 15 ottobre del 1986 e al suo funerale si presentano tanti ex compagni di squadra e amici, ma soprattutto tantissimi semplici tifosi della Lazio che lo hanno amato sia come giocatore che come uomo gigante dal cuore d’oro.




Accadde oggi 19.02

1911 Roma, Due Pini - Roman-Lazio 0-3
1922 Roma, campo Due Pini - Roman-Lazio
1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1939 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini – Livorno-Lazio 2-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Roma-Lazio 0-0
1956 Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio rinviata per neve
1978 Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 3-0
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-1
1989 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0
1995 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 4-0
1998 Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1
2006 Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-2

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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