24 Giugno 2011

I nostri personaggi, la nostra storia: Dino Canestri
di Stefano Greco

Come Bob Lovati, anche Dino Canestri ha fatto veramente di tutto nella Lazio: giocatore, allenatore delle giovanili e della prima squadra, osservatore e dirigente. Una vita spesa in biancoceleste, insomma. Ma è soprattutto la sua storia da calciatore che merita di essere raccontata, perché è l’ennesima dimostrazione di come spesso e  volentieri il destino sportivo di un atleta sia legato al fato, ad un episodio più o meno fortunato, all’intuizione di un osservatore o di un allenatore.
Nato a Prato il 22 settembre del 1907, Dino Canestri a 14 anni muove i primi passi nelle giovanili della squadra della sua città come centravanti, ma a causa di un fisico non proprio da granatiere, fatica a imporsi sui difensori dell’epoca e a liberarsi dalla marcatura asfissiante. Nonostante tutto, però, l’anno successivo riesce ad approdare in prima squadra. E qui, il destino di Canestri cambia. Da centravanti viene trasformato in terzino, da calciatore qualunque, diventa un campione. L’uomo del destino di Dino Canestri, si chiama Desiderio Koszegi, futuro allenatore della Lazio. Con la sua mania di cambiare ruolo ai giocatori (nella Lazio prova addirittura a trasformare Sclavi da portiere in centravanti), il tecnico ungherese sposta il ragazzo in difesa, sulla fascia. In questo nuovo ruolo, Canestri si trasforma. Conquista un posto fisso in prima squadra e entra a far parte della rappresentativa Interregionale, con cui conquista nel 1924 il Torneo riservato alle rappresentative di tutta Italia. E qui, il destino recita nuovamente un ruolo fondamentale. Compiuti i 18 anni, Dino Canestri viene chiamato per il servizio di leva. Trasferito a Roma nel 1° Reggimento Granatieri, nelle libere uscite continua a giocare a calcio con chi capita. Indossa la maglia dell’Alba, della Fortitudo e dell’Audace, ma quando Desiderio Koszegi viene chiamato dal cavalier Ercoli ad allenare la Lazio, parlando con Cesare Mariani (giocatore della Lazio dell’epoca, futuro giornalista ma soprattutto grande amico di Canestri) il vecchio maestro si ricorda di quel centravanti trasformato in terzino e lo porta in biancoceleste.
Quando riceve la proposta della Lazio, Dino Canestri accetta, ma pone solo una condizione: “Dovete convincere mia madre – dice al cavalier Ercoli – se lei accetta vengo di corsa”. Sembra quasi un primo caso di familiare-procuratore, fatto sta che un emissario della Lazio parte alla volta di Prato per convincere la mamma di Canestri. La trattativa dura qualche giorno, ma alla fine arriva il tanto sospirato SI’ e il ragazzo viene tesserato per la Lazio e fa il suo esordio in prima squadra il 2 ottobre del 1927 allo stadio della Rondinella contro il Padova. L’esordio non è dei più felici. Sventata grazie al generale Vaccaro la fusione con la neonata Roma, la Lazio però perde Bernardini anche se ritrova Ezio Sclavi dopo un anno di inattività forzata a Torino con la Juventus. La squadra non è più forte come in passato, ma soprattutto non è attrezzata per affrontare il nuovo torneo a due gironi allestito dalla Federazione, in vista della nascita imminente del Campionato a Girone Unico di Serie A. Separata dalla Roma, inserita nel Girone B, la Lazio si ritrova a dover giocare contro Genoa, Pro Vercelli, Alessandria, Torino e Padova, formazioni all’epoca più ricche e sicuramente meglio attrezzate. La stagione è quasi disastrosa, la Lazio finisce al penultimo posto (la Roma, quartultima, non fa molto meglio nell’altro girone), ma l’esordiente Canestri si impone subito all’attenzione generale. Negli anni seguenti, la Lazio cresce e insieme a Ezio Sclavi e Renato Bottaccini forma un reparto difensivo straordinario. Ma il destino è ancora in agguato dietro l’angolo. Se in passato la sorte aveva riservato solo sorprese positive a Dino Canestri, nel 1933 la sorte si riprende tutto e con gli interessi. Il 24 maggio del 1933, durante un Triestina-Lazio, un gravissimo infortunio mette fine alla carriera di Dino Canestri che a soli 27 anni è costretto ad appendere le scarpe bullonate al chiodo. Per il calciatore, il trauma è enorme, ma la famiglia-Lazio si stringe intorno a lui e i dirigenti gli offrono subito un posto da allenatore delle giovanili. Detto fatto. Canestri affianca Sturmer alla guida dei pulcini biancocelesti e l’11 giugno del 1933 assiste dalla panchina all’impresa dei ragazzi della Lazio che al Prater di Vienna fermano sull’1-1 i padroni di casa del Wacker, un’impresa leggendaria riportata a caratteri cubitali da tutti i giornali dell’epoca. Come allenatore delle giovanili, forma e lancia in prima squadra giocatori come Giubilo, Lombardini, Vettraino (uno dei piccoli eroi del Prater), Longhi e Capponi. Nel 1941, il presidente Zenobi lo chiama per salvare la squadra dopo la fallimentare esperienza di Kertesz e Molnar sulla panchina biancoceleste. Canestri non delude le attese e guida la squadra alla conquista della salvezza, grazie ai 3 punti conquistati nelle ultime due giornate contro Fiorentina e Bologna.


  1. Durante la Seconda guerra mondialevince il Campionato romano di guerradel 1944sia con la prima squadra che con i Ragazzi e il Campionato assoluto Ragazzi nella stagione 1947-1948. Resta alla guida delle giovanili fino alla stagione ’57-’58, quando viene chiamato dal presidente Leonardo Siliato a indossare nuovamente i panni di uomo della Provvidenza nelle vesti di direttore tecnico, con Alfredo Monzain panchina, in sostituzione dell'esonerato Ćirić. Assolve nuovamente il suo compito, conquistando la salvezza per differenza reti, grazie al 4-0 rifilato al Verona all’Olimpico all’ultima giornata di campionato. Salvata ancora una volta la Lazio, torna nuovamente dietro le quinte consegnando nelle mani di Fulvio “Fuffo” Bernardini la squadra che pochi mesi dopo quella stentata salvezza conquista il primo trofeo della storia, battendo per 1-0 all’Olimpico nella finale di Coppa Italia la Fiorentina vice-Campione d’Italia. Lascia la Lazio e alla guida della Nazionale Dilettanti sfiora la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Roma, sconfitto per 2-1 dall’Ungheria, ma lancia giocatori come Sandro Salvadore, Giovanni Trapattoni, Gianni Rivera, Giacomo Bulgarelli e Tarcisio Burgnich che negli anni a venire diventeranno dei punti fermi della Nazionale Campione d’Europa del 1968 e vice-Campione del Mondo del 1970. Chiusa l’esperienza azzurra, torna in biancoceleste come osservatore. Dino Canestri muore a Roma il 2 novembre del 1981, dopo una vita passata al servizio della Lazio.




Accadde oggi 19.02

1911 Roma, Due Pini - Roman-Lazio 0-3
1922 Roma, campo Due Pini - Roman-Lazio
1933 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Napoli 0-1
1939 Livorno, stadio Edda Ciano Mussolini – Livorno-Lazio 2-3
1950 Roma, Stadio Nazionale - Roma-Lazio 0-0
1956 Bergamo, stadio Mario Brumana - Atalanta-Lazio rinviata per neve
1978 Torino, stadio Comunale - Juventus-Lazio 3-0
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Sampdoria 2-1
1989 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Cesena 0-0
1995 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Milan 4-0
1998 Torino, stadio Delle Alpi - Juventus-Lazio 0-1
2006 Firenze, stadio Artemio Franchi - Fiorentina-Lazio 1-2

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 07/12/2018
 

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