05 Maggio 2011

E Lotito va alla guerra con le 5 grandi..... Se vuole i laziali al suo fianco, parli chiaro!

Per anni, fin dal suo ingresso nel mondo del calcio, Claudio Lotito è stato usato come una sorta di testa d’ariete dalle grandi del calcio italiano. Quando c’era da sporcarsi le mani, Moggi, Galliani e Moratti mandavano avanti lui. E’ successo in occasione della battaglia con la serie B che ha portato alla scissione e alla divisione in Lega di A e Lega di B; è successo con la legge sugli stadi; è successo per l’ultima volta in occasione del braccio di ferro con l’Associazione Calciatori per il rinnovo del contratto collettivo. Investito di questo ruolo da attore protagonista, per anni Lotito ha goduto dell’immagine di uomo-forte del calcio italiano, al punto che addirittura l’ex direttore de La “Gazzetta dello Sport”, Candido Cannavò, arrivò a proporre la sua candidatura come presidente della Lega o addirittura della Federcalcio. Lotito si è convinto di avere un potere immenso nelle sue mani e, come succede anche con la gestione della Lazio, ha pensato di poter fare il bello e il cattivo tempo, andando in alcune occasioni anche oltre il mandato che gli era stato dato. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, è arrivata qualche mese fa. Dopo un accordo sulla parola raggiunto dall’avvocato Grosso (in rappresentanza dell’Associazione Calciatori) con l’avvocato Michele Briamonte (legale della Juventus delegato dalla Lega a trattare insieme a Lotito con l’Aic) su una bozza di accordo condiviso, Lotito rimise mano a quella bozza d’accordo stravolgendolo e questa mossa del presidente della Lazio fece infuriare l’Aic. Questo portò alla rottura della trattativa, ripresa solo quando l’Associazione Calciatori ottenne (con la mediazione di Abete e Petrucci) che Lotito fosse messo in un angolo, presente ma senza più poteri decisionali.
Quello sgarbo all’avvocato Michele Briamonte, come detto, è stato solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. Lotito era diventato un personaggio scomodo, non per il potere conquistato o per l’immagine di uomo forte, ma per il suo modo di fare. Quando è arrivato il momento di sedersi al tavolo per dividere la torta da 200 milioni di euro (un quinto del totale dei proventi dei diritti tv) in base ai bacini d’utenza, ancora convinto di poter fare e disfare a proprio piacimento anche in questa occasione, Lotito si è presentato con un prospetto grazie al quale la Lazio avrebbe ottenuto più del Napoli, società che in Italia vanta almeno il triplo dei tifosi della Lazio. Quella bozza di accordo presentata da Lotito (martedì 29 marzo, proprio pochi giorni prima di Napoli-Lazio) ad una cena in un noto ristorante di Milano, preparatoria dell’Assemblea di Lega del giorno successivo, fece infuriare il presidente del Napoli, De Laurentiis, che dalle parole passò ai fatti sferrando due pugni al collega laziale. Quella sera, il tutto fu ricomposto dall’intervento di Galliani (che separò materialmente insieme a Lo Monaco, del Catania, i due contendenti) e del presidente della Lega, Beretta. Ma da quel giorno, Claudio Lotito è stato escluso dal tavole delle grandi. Tanto è vero che la mattina dopo si riunirono Milan, Inter, Juventus, Napoli e Roma. La Lazio fu esclusa e Lotito passò in un amen dall’essere la testa d’ariete delle grandi a indossare i panni del capo dei rivoltosi. Si è messo alla guida degli altri 15 club e nonostante frasi di facciata (come l’intervista della scorsa settimana in cui diceva di essere grande amico del giovane Agnelli con cui voleva costruire un calcio diverso e che i rapporti tra Lazio e Juventus erano ottimi nonostante gli attriti con l’avvocato Briamonte) è iniziata una vera e propria guerra sotterranea.
Il voto dell’Assemblea di Lega in cui i grandi club sono stati messi in minoranza sui criteri di spartizione di quella torta da 200 milioni di euro, ha provocato la reazione immediata di Galliani&co. Che, con una lettera inviata al presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, hanno chiesto la decadenza della carica di Consigliere Federale di Lotito e di Cellino, in quanto non si presentano alle riunioni del Consiglio Federale (la Lega decise di disertare dopo lo strappo con FIGC e Aic sul rinnovo del contratto collettivo) dal mese di luglio 2009. Il fatto che la Lazio sia in lotta con la Roma (e ora anche la Juventus) nella corsa al quarto posto che vale il preliminare per partecipare alla Champions League (che teoricamente può valere qualcosa come 20 milioni di euro) e che i giallorossi abbiano goduti di “aiutini” più o meno palesi, ha portato Lotito ad esplodere domenica ai microfoni di SKY, parlando di “classifica decisa a tavolino in altre sedi”, con chiaro riferimento al tavolo intorno al quale si riuniscono Milan, Inter, Juventus e Napoli in compagnia, appunto, della Roma. Nessun complotto architettato da Unicredit (sponsor della Champions League) a favore della Roma con la complicità di Beretta, che sta per lasciare la presidenza della Lega Calcio (si vocifera a favore di Rosella Sensi) per entrare nel management della stessa Unicredit. La Lazio sta pagando probabilmente la perdita di potere del suo presidente all'interno del sistema calcio. Non solo all'interno della Lega, ma anche all'interno della Federcalcio (dove la sua presenza invadente era mal sopportata e aveva portato a più di uno scontro con Abete) e, nonostante gli attestati di stima di facciata da parte di petrucci, anche all'interno del CONI, che tramite la CONI Servizi vanta un credito di 1.9 milioni di euro nei confronti della società biancoceleste, per l'affitto non pagato dello stadio Olimpico. Soldi da versare assolutamente (e in un'unica soluzione) entro la fine di maggio per non perdere addirittura la licenza-Uefa, indispensabile per partecipare sia alla Champions League che all'Europa League,
In questa battaglia economica, il tifoso della Lazio come principio non può non stare dalla parte di Lotito, perché da sempre questa società sta di diritto tra le grandi (se non come risultati come bacino d’utenza e come presenze allo stadio) del calcio italiano. Il problema, però, è che Lotito non può pensare di poter incassare quanto la Roma (come pretese nell’estate del 2004 il giorno della firma del primo contratto con SKY, lasciando di stucco l’amministratore delegato Tom Mockridge, facendo saltare un accordo preparato dal suo allora consigliere Andrea Abodi, ora presidente della Lega di B) e neanche quanto il Napoli, solo perché si chiama Lotito e si sente il padrone del calcio italiano. Più la Lazio guadagna, meglio è per tutti noi laziali, su questo non ci piove. Ma si può incassare molto “mediando”, senza per forza di cose arrivare allo scontro o alla rissa. E di sicuro il muro contro muro con le società più potenti del calcio italiano, storicamente, non paga. Basta pensare alla fine che fecero fare al presidente della Roma, Franco Sensi, oppure alla fine fatta da Zdeneck Zeman per aver attaccato frontalmente la Juventus. Questo, non significa fare gli zerbini o mettersi a 90° gradi davanti a Galliani&co, ci mancherebbe altro, ma bisogna sapere quali rischi si corrono a cercare sempre e comunque di imporre con la forza il proprio volere, anche se cozza con la realtà, anche se questo significa andare allo scontro frontale.
Lotito in questi anni ci ha provato più di una volta a stravolgere a proprio piacimento le regole. Ci ha provato facendo causa a tesserati della Lazio che pretendevano il rispetto di contratti firmati; ci ha provato mettendo fuori rosa giocatori senza giusta causa e violando il regolamento; ci ha provato andando al braccio di ferro con Pandev. Ne è sempre uscito con le ossa rotte. Anzi, la Lazio ne è sempre uscita con le ossa rotte, costretta sempre a pagare fino in fondo il dovuto, più un 30% di penale, più le spese legali, più il danno di immagine. Milioni e milioni di euro buttati dalla finestra, a volte solo ed esclusivamente per appagare l'ego di Lotito o per consentirgli di consolidare la sua immagine di uomo-forte del calcio italiano!
Le battaglie nella vita si fanno. Una vita senza battaglie non è una vita vissuta. E i laziali da sempre sono pronti a scendere sul piede di guerra e a combattere, lo dice la storia. Ma per averli dalla propria parte, ai laziali bisogna parlare chiaro e non con frasi sibilline. Si vuole attaccare il palazzo o le cinque grandi? Si faccia, ma a volto scoperto, facendo nomi e cognomi, scoperchiando una volta per tutte il pentolone. Quando si vuole cambiare veramente, i giochetti politici non bastano, le trattative sottobanco tipiche di un certo tipo di imprenditoria non sono vincenti. A volte serve la rivoluzione. Ma serve parlare chiaro per far capire a chi deve lottare o subire gli eventuali danni della guerra che si va a fare se ne vale veramente la pena.
E questo, purtroppo, Lotito non lo ha mai fatto. Lo faccia, in modo aperto e sincero, e di sicuro non sarà solo!




Accadde oggi 27.10

1929 Roma, stadio Rondinella - Lazio-Ambrosiana 1-1
1940 Novara, stadio Littorio - Novara-Lazio 0-0
1945 Nasce a Darlington (Gran Bretagna) Giuseppe Wilson, difensore
1946 Milano, Arena Civica - Inter-Lazio 3-0
1957 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 3-0
1963 Messina, stadio Giovanni Celeste - Messina-Lazio 0-2 (per delibera del G.S.)
1985 Roma, stadio Olimpico – Lazio-Cagliari 3-1
1991 Verona, stadio Marc'Antonio Bentegodi – Verona-Lazio 0-2
1993 Avellino, stadio Partenio - Avellino-Lazio 0-0
1999 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Bayer 04 Leverkusen 1-1
2001 Roma, stadio Olimpico - Roma-Lazio 2-0
2002 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Roma 2-2
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Messina 2-0
2010 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Portogruaro Summaga 3-0

Video

Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

50.937 titoli scambiati
Chiusura registrata a 1,258
Variazione del +0,00%