21 Aprile 2011

IL GIARDINIERE-REJA SFOGLIA LA MARGHERITA
di Stefano Greco

Rinata all'improvviso, quando il rigido inverno sembrava aver bruciato ogni germoglio e tutti i sogni di gloria biancocelesti coltivati fino alla sosta di Natale, la Lazio ora sembra una splendida margherita colorata nelle mani di Edy Reja, dell'anziano ed esperto giardiniere che alla soglia della pensione potrebbe ottenere il risultato più importante della sua onesta ma modesta carriera.
Qualche segno della possibile rinascita di questa margherita, calpestata malamente anche nell'ultimo dei tre derby stagionali (pure a causa delle incertezze del giardiniere-Reja), si era visto nella sciagurata trasferta di Napoli. Tra le mura amiche, pur tra mille sofferenze (le vittorie striminzite contro squadre modeste o in grave crisi come Bari, Fiorentina, Sampdoria, Cesena e Parma, ad esempio) il fiore era cresciuto, aveva fatto vedere bei colori anche se tenui, ma in trasferta il fiore ed il suo giardiniere avevano sempre chinato la testa, come una pianta che si piega su se stessa per mancanza di acqua, di nutrimento. Il nutrimento, per una squadra di calcio, sono i gol. E di gol questa Lazio ne ha sempre segnati con il contagocce da quando l'autunno ha lasciato spazio al rigido inverno. Poi, all'improvviso, data fiducia più per forza di cose che per convinzione (infortunio di Floccari e Rocchi, squalifiche) a Zarate, il germoglio più prezioso a disposizione del giardiniere-Reja, il fiore-Lazio è sbocciato definitivamente: sette gol nelle ultime due trasferte, e in tutti o quasi c'è lo zampino di quel talento un po' ribelle e indolente che risponde al nome di Mauro Zarate. Un talento che il giardiniere fatica a gestire e forse anche a sopportare, ma senza il quale questa squadra non può spiccare il volo, non può fare il salto di qualità necessario per rendere indimenticabile questa stagione ai limiti dell'assurdo. Sì, dell'assurdo, perché tutte le grandi designate, Milan escluso, stanno facendo a gara nel primeggiare in autolesionismo. E sabato, la margherita-Lazio va a far visita ad una delle maggiori delusioni di questa stagione, a quel fiore che fino a dicembre era il più bello del Mondo e che ora sembra completamente secco, a corto sia di acqua che di nutrimento, bruciato per la troppa esposizione al sole.
Vista contro il Parma e poi contro la Roma, l'Inter non solo non è imbattibile, ma con una difesa che è un dolce eufemismo definire ballerina, è decisamente alla portata della Lazio. Vincere a Milano, significherebbe non solo mettere un'ipoteca su un posto in Champions League, ma addirittura agganciare i Campioni d'Italia, d'Europa e del Mondo in carica e ipotecare quel terzo posto che vale l'ingresso diretto nel trofeo dei trofei, senza dover fare anticamera, senza dover passare per le forche caudine di un preliminare che in passato ha fatto più di una vittima: Sampdoria docet. Sarebbe un colpo clamoroso per il giardiniere-Reja e per il suo fiore, ma anche una sorta di manna dal cielo per una società dalle casse vuote o quasi, tanto che a gennaio si è potuta permettere di spendere appena 1500 euro per il prestito di Sculli. Con quei circa 20 milioni di minimo garantito dall'UEFA (tra diritti televisi e gettone di partecipazione) per la presenza tra le 32 grandi d'Europa, la Lazio può pensare di fare un mercato all'altezza della situazione, senza ripetere errori e prese per i fondelli di un passato recente (l'estate del 2007 è ancora una cicatrice aperta...) difficile da dimenticare. Per farlo, bisogna decidere se rischiare o no. E tocca al giardiniere-Reja prendere questa decisione, sfogliare virtualmente questa margherita per scegliere l'atteggiamento con cui presentarsi a San Siro: con la Lazio a trazione anteriore vista a Catania per attaccare l'Inter dove è più vulnerabile, oppure salire a Milano per contenere e sperare in un guizzo, in un colpo di fortuna?
Un bel dilemma. Ma gli infortuni potrebbero dare una mano al giardiniere nel prendere la decisione che tutti i tifosi laziali sognano: rischiare, tentare il tutto per tutto, giocare per vincere anche a costo di perdere. Questo significa andare a San Siro, accompagnati e sostenuti da migliaia di laziali (che hanno accolto come una liberazione la decisione del CASM di abolire quel divieto assurdo di presenza allo stadio nell'incontro tra le due tifoserie più gemellate del mondo), con quella Lazio a trazione anteriore che a Catania ha giocato la partita perfetta. Anche grazie al fato, che con l'infortunio di Sculli ha quasi costretto il giardiniere-Reja a prendere la decisione di gettare nella mischia Zarate. Un ingresso di cui hanno beneficiato tutti, da Mauri a Hernanes, passando per Floccari.
E dopo quello che si è visto a Catania, come si può tornare indietro? Non si può, a meno che non si voglia imitare Inter, Juventus, Roma e Sampdoria, campionesse di autolesionismo in questa strana, stranissima stagione.




Accadde oggi 30.09

1923 Tivoli, campo di Villa Gregoriana - Tivoli-Lazio 3-3
1928 Bologna, stadio Littoriale - Bologna-Lazio 6-2
1934 Roma, stadio del P.N.F. - Lazio-Livorno 6-1
1951 Roma, stadio Torino - Lazio-Inter 1-2
1956 Roma, stadio Olimpico - Lazio-L.R.Vicenza 2-0
1979 Milano, stadio San Siro - Inter-Lazio 2-1
1984 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Inter 1-1
1990 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Milan 1-1
1997 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Vitoria Guimarães 2-1
2001 Roma, stadio Olimpico - Lazio-Parma 0-0
2004 Roma, stadio Olimpico - Lazio-FC Metalurh Donetsk 3-0
2006 Torino, stadio Olimpico Grande Torino - Torino-Lazio 0-4
2007 Reggio Calabria, stadio Oreste Granillo - Reggina-Lazio 1-1

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Intervista a Luciano Moggi
di Stefano Greco

Titolo Lazio

Analisi del titolo S.S. LAZIO del 25/09/2020
 

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